—Ne siete però sicura?
—Oh, questo è positivo….
—E avete trattato anche con lui la vendita dei documenti?
—Non ho bisogno di dire qui tutti i miei affari….. Vi basti ch'io sono venuta a offrir a voi i documenti…. Li metto, naturalmente, all'incanto…. E pensate che io odio vostra moglie, e che, da un istante all'altro, potrei consentire anche a ceder gratuitamente quei documenti, potrei contribuire a far aprir un processo contro di essa, per sfogare un mio capriccio….—Il principe si era coperto il volto con le palme delle mani.—Pensi V. E. che poteva esser di lei, senza questo colloquio…. quante cose sin ora ignorava; che fitto mistero circondava tutta la sua vita…. non dava un passo senza rischiar di cadere in un'insidia e senza non abbattersi in un tradimento sicuro.
—E ora andate: vi sono grato di tutto, poichè a voi piace ch'io debba esservi anche riconoscente!—continuò.—Verrò a casa vostra a prender i documenti…. Serbateli per me!—Parlava con una calma spaventosa. Rimasto solo, soffrì orribilmente. Non avrebbe mai pensato sin allora che nella vita vi potessero essere sì acerbi, pungenti dolori.—Ma qui bisogna farsi cuore—pensò.—Mia moglie ha abusato di tutto: creatura simulatrice! È venuto il tempo della giustizia!—Sentì un rumore di passi. Era rimasto circa un'ora solo, fra le angoscie più strazianti, dacchè Cristina lo aveva lasciato. Un servitore venne ad annunziargli che era tornato quel signore, di cui gli avea rimesso il biglietto di visita.—L'ingegnere Amoretti?—disse il principe, che avea ripreso in mano il biglietto, quasi non ricordasse più il nome; nè il servitore si accorse che la mano di lui tremava, come se fosse colto da paralisi.—Fatelo entrare nel salottino rosso,—disse il principe.—E avvertitelo ch'io sarò subito da lui.—Voleva riconcentrarsi un istante, munirsi di tutta la forza di cui aveva bisogno. Due minuti dopo, il principe entrava nel salotto da una porta, di cui un servitore gli apriva i due battenti. Trovò l'Amoretti in piedi, estatico dinanzi a un gran quadro: il ritratto di Enrica a quindici anni. Non è a dire se il cuore di Roberto batteva dinanzi a quell'immagine, che richiamava alla sua mente tutto un passato. Per quel sorriso, per quegli sguardi, egli avea tutto perduto: l'onore, la libertà: ogni bene dell'esistenza: per quegli occhi suo padre era morto di crepacuore: egli avea subito sedici anni della più dura prigionia.
—Mi costa ben cara questa fanciulla!—pensava, allorchè si aprì la porta del salotto.
—Lei è l'ingegnere Amoretti?—disse il principe entrando, e studiava l'effetto di tali parole sulla fisonomia di Roberto, che si era volto verso di lui.
Roberto non sapea resistere al desiderio di osservar da vicino, con ogni attenzione, l'uomo che avea saputo, egli credeva, dominar il cuore di Enrica, farsi amare da lei: l'uomo nelle cui braccia ella si era gettata, proprio nel punto in cui avea condannato lui al più crudele e più lungo martirio.
—Sono io, Eccellenza,—ripetè Roberto,—l'ingegnere Amoretti!
Il principe volea valersi di ciò che già sapeva: confondere il suo visitatore.