—Io ho conosciuto un ingegnere Amoretti…. molti anni or sono…. prima che fosse condannato a una pena infamante…. Mi sembrava molto diverso da lei….
—C'intenderemo subito, Eccellenza,—disse Roberto cui stava a cuore finir pacificamente quella conversazione.—Io vengo qui per un affare molto grave….
Il principe, a sua volta, l'osservava con molta curiosità. I ritratti di Enrica pendevano alle pareti; per tutto ove i due posavano l'occhio incontravano la fisonomia di lei; provocatrice, sorridente, la vedevano in varie età e in vari atteggiamenti: sembrava ad essi che ella assistesse terza al loro colloquio; che ella aggiungesse nuovi strazi a quelli onde già li avea entrambi torturati.—Ho una sola speranza, una sola consolazione nel mondo,—riprese il finto Amoretti,—un solo affetto, che mi fa vivere…. l'affetto per un'unica figlia….
Il principe fu subito tutto turbato.
—Questa giovinetta è minacciata da una grande sventura…. Essa è ardentemente innamorata di un giovane bello, di altissimo cuore, ma inesperto…. Egli corrisponde all'amore della giovinetta: le avea promesso sposarla…. A un tratto fu sviato da una di quelle donne pericolose….—Gli occhi di Roberto brillavano e si fissavano, suo malgrado, sopra un ritratto di Enrica.
—Non so capire….—disse il principe.
—La felicità, la vita di quella giovinetta è nelle vostre mani, signore!
—Che dite?—esclamò il principe, come se fra i due si fosse stabilita di un subito una certa intimità: mentre egli non riusciva davvero a comprendere ove l'altro volesse andar a parare.
—Tocca a voi, signore,—continuò impavido Roberto,—a far allontanare, e per sempre, da Napoli la donna, che con le sue male arti mette in pericolo i giorni di una cara, innocente giovinetta….
—E chi mi può dar questo potere?