—Mi direte almeno il nome del giovane che mia moglie, secondo voi dite, ha attirato a sè? È bene—seguitò il principe con amara ironia—ch'io sappia donde mi viene una sì grande offesa, poichè voi, un ex-galeotto, vi siete costituito tutore dell'onor mio.
Roberto non rispose. Il principe vedeva in quale imbarazzo lo ponevano le sue parole; pensava com'egli si sarebbe trovato inferiore a lui senza le rivelazioni di Cristina, e se avesse invece dovuto aspettar da esso, a grado a grado, tali rivelazioni.
—Vostra Eccellenza ha torto—riprese Roberto, che facea sforzi ben palesi per contenersi—d'abusare in tal modo della mia longanimità.—Si drizzò in piedi, come se volesse mostrarglisi in tutta la potenza della sua persona, e soggiunse:—Vi sembro uno di quegli uomini, con cui è facile e vantaggioso scherzare? Può V. E. credermi uno di quegli uomini, atti a servir ad altri di trastullo e di ludibrio?… Non sono venuto qui per scherzare!—E, ad un gesto del principe, continuò:—Sono venuto per domandare umilmente, come un favore, ciò che avrei il diritto di esigere…. ciò che potrei domandarvi come padrone…. Vi prego, signore, di nuovo…. ascoltatemi…. Promettetemi di partir da Napoli, e per sempre, allontanando di qui vostra moglie, stabilendovi in uno di que' paesi forestieri, ove dovete pur esercitare la vostra carica d'ambasciatore….
—Mia moglie non vuol partire, e non partirà mai da Napoli…. anche se volesse; cioè se voi riusciste a vederla, a indurla a questo.
—Chi glielo impedirà?
—Io.
—Voi siete un pazzo!—esclamò Roberto incollerito,—voi mi spingete a perdere ogni moderazione, a uscire da ogni ritegno.—E febbrilmente Roberto toccava un acuminato tagliacarte, con impugnatura d'oro e lama d'acciaio, che era sul tavolino. Gli sguardi coruscanti, la fisonomia stravolta, promettevano poco di buono.—Ho avuto torto di venir qui—esclamò con voce soffocata dalla collera—sono in casa vostra…. debbo, fin che sia possibile, contenermi…. Non mi eccitate ad estremi…. Voi avete il fare sprezzante, provocante di certi uomini della vostra razza…. razza odiata, che si crede tutto permesso, e non ha la virtù di riparare onestamente, nobilmente a un'ingiustizia, a mali che ha cagionato e che sarebbe in suo potere di terminare…. Avrei dovuto farvi venir altrove…. E mi sarebbe bastata una parola per costringervi a recarvi da me, a umiliarvi innanzi a me…. Ma io sono generoso, e volevo risparmiarvi molto dolore…. Voi non sapete comprendere la grande bontà umana ch'è in certi animi, e che vi resta, malgrado le atroci sofferenze subite senz'averle meritate, malgrado i tradimenti, le viltà da cui furono angosciati…. Come vostra moglie, voi appartenete alla perfida genia di coloro, che non intendono e non ascoltano se non il proprio orgoglio, la propria sensualità: e non possono esser persuasi, convinti da una parola di giustizia, dalla forza di un affetto, dal merito di una pura intenzione….
—A udirvi parlare, si supporrebbe voi foste il modello degli uomini….
—Non proseguite negli scherni; se non volete cedere a me, ordinate alla principessa di venir qui dinanzi a me; ella potrà darvi qualche spiegazione…. Potrò a lei rivelare il segreto, che voi mi domandate, circa mia figlia…. V'ordino che facciate venir qui Enrica, colei che chiamate da anni vostra moglie, ma io ho diritti su di essa al pari di voi…. più legittimamente di voi!
Il principe lo guardava, in atto di chi ode una cosa nuova, anzi meravigliosa, e ne domanda, nel suo muto stupore, la spiegazione. Credeva opportuno fingere a quel modo. Roberto, dopo la sua eccitazione, si era accasciato sopra una sedia e sembrava aver perduto ogni energia.