La principessa fu fatta entrare nel salotto del banchiere, ove già l'abbiamo una volta incontrata.
Poi, fu dato subito annunzio al Weill-Myot della visita di lei.
—Le avete detto che siamo a tavola?—domandò il banchiere al suo impiegato, poichè egli teneva alle più volgari ostentazioni e voleva mostrare dinanzi a un suo subalterno che anche la visita di una principessa non era per lui gran cosa, che anzi poteva riuscirgli importuna.
—Gliel'ho detto, e l'ho fatta entrare nel salotto….
—Oh…. ma che pensate…. ricevetela subito…. Che diavolo? Una donna e una gentildonna!—disse l'artista spagnuolo, con la cavalleria propria della sua nazione e de' veri artisti. Ma il Weill-Myot era il Weill-Myot.
Si alzarono subito da tavola: e si recarono nel salotto ov'era la principessa. Il banchiere immaginava ciò che essa avrebbe desiderato da lui; però avea tenuto a farsi trovare in compagnia. Era il modo migliore per avvilirla di maggiore spregio e per far sì ch'ella risentisse più cocentemente le umiliazioni, che le avrebbe inflitte. Benchè accigliato, malcontento, di pessimo umore, all'annunzio di quella visita, il banchiere si sforzò di sorridere. Finse subito, nel trovarsi al cospetto della principessa, una grossolana familiarità. Le mise una mano sopra un braccio, come avrebbe fatto in segno di cordialità ad un amico, e le disse:
—Siamo felicissimi della vostra visita!
Quel riceverla in due era già un'insolenza.
—Vi presento il famoso pittore….
—Oh, il signor Murcillo,—disse Enrica, con un sorriso divino,—chi non lo conosce!