Il pittore s'inchinò con molto rispetto, e con profonda ammirazione della squisita bellezza che aveva dinanzi.
—Voi siete artista, principessa,—continuò il Weill-Myot, che parlava sempre famillionariamente, secondo un notissimo avverbio, alla gentildonna.
—Volete entrar nello studio del nostro Murcillo…. veder i suoi capilavori?
Entrarono nelle stanze, che servivano di studio allo spagnuolo. La principessa gettò alcune piccole grida di stupore dinanzi alle varie tele, sparse qua e là con apparente negligenza, dinanzi a' due quadri, in parte abbozzati, in parte presso che terminati.
—La vostra fama è grandissima, e pure il vostro merito la supera!—disse la principessa al pittore. Egli eccelleva sopra tutto nel dipingere le nudità femminine.
Nacquero dispute sa la perfezione di certe linee, su la appropriatezza di certi scorci in questa o quella figura.
Il pittore, estatico dinanzi alla bellezza della principessa, ammaliato dall'incantevole suo sorriso, dalla dolcezza della sua voce, già subiva quel fascino, a cui nessun uomo, salvo il Weill-Myot, dopo il risentimento provato pe' disdegni di lei, avea saputo sottrarsi.
La principessa andava da un quadro all'altro, osservava, criticava con vero acume, specialmente lodava; rideva ella stessa delle sottili malizie, che metteva in certi giudizi, e che si riferivano a segreti della bellezza femminile.
Il pittore la divorava con gli sguardi; indovinava le forme elette, che ella non nascondeva molto, per la stessa foggia d'abiti, sempre da lei prediletti a tale scopo.
—So che facevate colazione,—disse la principessa al Weill-Myot, e gli rivolgeva uno sguardo di fuoco.