—Non v'intendo!

La principessa si sentì di nuovo molto angustiata.

—Sapete la mia rovina?—ella aggiunse con voce esitante.

—No, principessa; da un pezzo non mi occupo de' vostri affari.

—Voi mi avete tanto desiderata!

—È vero, principessa!—ribattè il Weill-Myot molto serio.

—E bene;—continuò, fra cinica e graziosa, la principessa,—io vengo a offrirvi un capitale, che fin ora non avete posseduto….

—E mi domandate in compenso?…—esclamò il Weill-Myot.—So che le donne come voi non s'inducono a tal passo per mera passione: o vi s'inducono in altro modo. S'io vi fossi piaciuto, non me lo avreste detto oggi…. L'avrei capito al primo istante in cui v'ho conosciuta…. Invece, non ebbi da voi, se non ripulse…. Ma parlate, può darsi,—la trattava come una vera cortigiana,—che io sostenga un piccolo sacrifizio…. per un capriccio.—Non poteva umiliarla di più.—Quanto mi domandate,—disse il Weill-Myot, che la teneva ora per una delle sue braccia bianche, morbide, robuste,—a rimediar la vostra rovina?

—Non tutto quello che io valgo,—rispose Enrica con una certa alterezza, poichè credeva averlo soggiogato.—Mi basta un milione!

—Un milione!—replicò il Weill-Myot.—È ben poco… è vero…. dato a una donna che si ama, e per un uomo, che può darlo, senza punto impoverirsi, senza che i suoi affari ne sieno menomamente impediti…. Voi avete già un'idea della mia ricchezza…. Sapete che potrei ben darvi il milione agognato…. Darei invece un milione per vedervi dinanzi a me più umiliata, più avvilita, se è possibile; che non siate adesso…. Sappiate che son io l'autore principale della vostra rovina….