—Voi?
—Io… A quest'ora vostro marito sa della vostra rovina, de' diamanti che gli avete rubato… poichè tale è la parola che conviene alla vostra azione…. Ah, credevate di venir qui, di ammaliarmi, di condurmi come uno dei tanti imbecilli di cui avete fatto le vostre vittime…. Credevate, voi, che una donna napoletana potesse riuscir a burlarsi d'un americano…. Pazza voi foste… non dirò altro….
"Ella è stata buona con me come Paolina Borghese col Canova", pensava in quel momento il gentil pittore spagnuolo, che si affrettava a tornar nello studio, non volendo la principessa partisse senza un suo comiato: e già avea fatto disegno d'offrirle un grazioso ricordo, che ella avrebbe ben potuto accettare.
Le risposte del Weill-Myot avean lasciato la principessa mezzo tramortita: tanto ciò che udiva era lontano da ogni suo pensiero.
—Voi mi avete troppo disprezzato…. E non avete capito, sempre ingenua nella vostra immensa malizia ch'io dovea ardere di uno sfrenato desiderio di vendetta…. Voi non siete abituata a trovar alcuna resistenza: e anch'io sono abituato a veder soddisfatto ogni mio desiderio…. In un urto fra voi e me, uno di noi dovea esser spezzato…. Io, se non avessi saputo attutire la fiamma di voluttà, che mi spingeva verso di voi…. Ma io ho trionfato di me stesso, e aspettava, ormai sicuro, dopo molte trepidanze, anzi paure di me, che voi sareste venuta a chieder mercè…. Noi siamo due creature al di sopra di molte…. Abbiamo doti rare, che ci poteano aiutare ad intenderci…. Ma eravamo entrambi troppo orgogliosi per amarci…. E l'orgoglio è la prima cagione d'ogni infelicità…. Il problema era questo: qual di noi due dovea esser più infelice. È toccato a voi… rassegnatevi. Eccovi l'unico rimedio, ch'io posso suggerirvi.—Le porse una fialettina di cristallo con cerniera d'oro; v'era dentro un liquido azzurrognolo.—Due goccie di questo liquido e tutto sarà finito!—Essa era pallida come una morta: digrignava i denti; non avea mai provato un tale invilimento, non s'era mai trovata tanto abbattuta.—Ripigliate le vostre vesti,—disse con tono altero e sprezzante il Weill-Myot,—fra pochi minuti il Murcillo sarà qui…. Mi meraviglio che già non sia tornato!
La principessa, senza dir verbo, corse a raccorre tutte le sue vesti; in pochi istanti finì d'acconciarsi. A un tratto il Weill-Myot se la vide dinanzi tutta minacciosa. Essa avea preso una pistola carica, dalla guaina in cui era infilata, in un angolo dello studio, e la puntava al petto del Weill-Myot. Questi raccapricciava d'orrore: domandava grazia.
—Vedete che una donna napoletana,—disse la principessa con piglio fra disperato e trionfante,—può ben vincere un…. americano! Ma non temete: io vi farò la grazia, che mi domandate: vi farò grazia della vita: essa dev'essere un giorno per voi il massimo de' tormenti….—E andò, con gran sangue freddo, a rimettere la pistola donde l'avea tolta.—Se con quell'arma alla gola, io vi avessi ora chiesto il milione, forse voi vi sareste trovato costretto a concedere alla violenza ciò che avete rifiutato alla mia irresistibil bellezza…. Irresistibile! Così un tempo io l'ho creduta!—e ruppe in singhiozzi.
Il Weill-Myot era già uscito dallo studio. Ella, inconscia di ciò che faceva, oppressa da un dolore che superava di gran lunga le sue forze, pur s'era fermata dinanzi al quadro di maggior dimensione, testè abbozzato dal pittore e vi contemplava la voluttuosa opulenza delle sue forme. Entrò di repente il Murcillo. Ella si scosse, come richiamata alla realtà. Il pittore le si volse subito con le parole del maggior rispetto, della più esaltata ammirazione.
La pregò di voler accettare un piccolissimo dono: meglio, un ricordo di lui. E le mostrava una testa di giovane greca: una testa ch'egli avea disegnato, colorito, studiando Diana, da lui conosciuta in casa del marchese di Trapani. Era provvidenza, o era un'insidia infernale che, proprio in quel punto supremo, fossero poste sotto gli occhi della principessa le sembianze di Diana, di sua figlia? Ella allontanò da sè con un gesto quella tela: con un gesto di ribrezzo, come se una sì soave, sì leggiadra immagine potesse ispirarle terrore. Nel vederla così nervosa, così confusa e trambasciata, il Murcillo immaginò che ella fosse pentita di ciò che avea fatto: temè volesse distruggere il quadro. Le domandò se provava rammarico di quello che avea compiuto poc'anzi, con termini molto cortesi e ritenuti. Essa si avviava per uscire.
—Ho fatto una cosa enorme!—disse al pittore, e gli passò dinanzi ratta, senza volgersi a salutarlo: uscì, prima ch'egli potesse accorrere ad accompagnarla.