—Principessa,—disse l'Amoretti con tuono di voce più alto,—io ho conosciuto un uomo da voi molto amato.
—Lo so,—replicava la principessa.
Nulla vi era in lei di strano: sembrava calmissima: e soltanto a
Roberto pareva che lo guardasse come se volesse affascinarlo.
—Egli è morto molto rassegnato, e benedicendovi per quello che gli avevate fatto soffrire.
La principessa si era alzata, mormorando:
—La voce…. la voce….—Avea preso per mano l'Amoretti, l'avea condotto di slancio presso la finestra: lo guardava e lo riguardava:—Il volto—disse—non è quello…. ma…. tu…. Ti riconosco alla voce…. e l'avrei riconosciuta fra mille…. sei Roberto…. Roberto, Roberto!—E se gli gettava al collo, si avvinghiava a lui.—Non mi parlare…. non imprecare…. non mi rimproverare…. non mi accusare… so che fui un mostro…. so che ho meritato da te i più atroci tormenti…. so che fui infame, traditrice…. abiettissima…. ma non mi dir nulla…. vieni là, là su quel divano…. lascia ch'io ti dia una prova suprema del mio amore…. prima che il mio cuore abbia cessato di battere…. Ti dedico gli ultimi, i più preziosi istanti della mia vita…. Voglio morire con un tuo bacio su le labbra…. Infine, tu sei il primo, l'unico uomo ch'io ho veramente amato….. Tu mi hai fatto conoscere il piacere…. tu mi hai perduta…. Prendimi adesso… sono sacra…. nessun altro mi avrà dopo di te….
Figurarsi il principe, che non poteva e non voleva ancora uscir dal suo nascondiglio. Egli la teneva per pazza in tal punto, e pazza la credette anche Roberto a quel parlare sconnesso. Lo trascinava verso il divano, e lo baciava.
Roberto sentiva riavvampare l'antica passione: si doleva sinceramente in tal punto d'aver consentito a far assistere il principe al suo abboccamento. Ora Enrica gli si abbandonava tutta su un braccio, come già in altro tempo. Ma, fortunatamente, egli ebbe subito onta di sè: gli tornarono altri pensieri: il pensiero della figlia, che era lì, a pochi passi da lui.
—Oh? tu vorresti ancor sedurmi,—disse Roberto inorridito, respingendo da sè Enrica, che cadde, o piombò, a dir meglio, sul divano.—Creatura perfida slealissima: vero demonio, che hai saputo avvelenare, distruggere tutta un'esistenza…. Tu mi hai accusato, calunniato, disonorato, condannato all'infamia, alle pene più inesorabili: e mi avevi condannato per tutta la vita: non è tuo merito, se ho rivisto la luce…. Tu avevi già saputo la mia morte, e te n'eri rallegrata…. lo so, lo so da Cristina….
—Perdona…. perdona, mio Roberto!—sclamava Enrica, tutta smaniante, e tendea le braccia verso di lui.