Il vanaglorioso credeva ad un convegno d'amore. Enrica gli aveva insinuato:

—Se, per caso, io parlassi con altra persona, non vi mostrate: nascondetevi in uno de' boschetti: però, se vi accorgeste che io avessi bisogno di aiuto, accorrete a difendermi….

Vedrà il lettore qual era il terribile disegno di Enrica e di quali risoluzioni ella avesse l'animo capace.

In fatti, il conte si avvicinava, tutto baldanzoso: uno scudiscio in mano: una gardenia all'occhiello.

Udì la voce di Roberto, e si nascose, com'Enrica gli aveva indicato.

Roberto si era inginocchiato dinanzi alla giovane e le diceva:

—Un'altra cosa mi ha colpito: il trovarti così accasciata, così disfatta. Qual è il motivo?… Che cosa ha logorato una parte della tua floridezza?

Enrica mostrava che quelle osservazioni la annoiassero.

—Ma tu sei sempre bella, anche così,—aggiunse l'innamorato, che l'attirava a sè, le premea la vita, i ginocchi: e lo invadeva un fremito al sentire, sotto l'abito leggerissimo indossato da Enrica, non ostante il pallore e la stanchezza del volto, molto più della sua floridezza ch'egli non avrebbe pensato.

—Però vorrei sapere il motivo perchè sei sì affranta e sì debole…—continuava.