Sola, con Cristina, la sera stessa in cui Roberto era tratto in prigione per la denunzia di lei, essa se ne stava, tutta nuda, dinanzi al grande specchio della sua camera, vanagloriosa di contemplarsi.

Le punte rosee del suo turgido seno si ergeano come due bottoni di fiori.

Cristina, l'infernale Cristina, le si accostava sempre di più: le facea carezze, che si dava sembiante di farle con piglio materno.

Enrica s'infatuava in quella corruzione e sorridea di piacere, mentre
Roberto, nella, sua prigione, era dilaniato da tutti gli spasimi.

Ed esclamava, a ragione, pensando a lei:

—Donna crudele, infame, maledetta!

Il processo di Roberto era aspettato a Napoli con acutissima ansietà.

Si sapeva che Enrica avrebbe dovuto deporre come unica testimone.

Rendea più trepidante l'aspettativa il sentimento che dalla deposizione di una ragazza dipendeva la vita di un infelice.

Ciccillo Jannacone avea voluto lasciar subito il servizio del duca: e molti aveano fatto offerte al vecchio, ma egli se n'era tornato con un suo parente, e attendeva ne' campi a' suoi soliti lavori.