Anche Roberto, d'ordine superiore, forse per riguardo alla famiglia degli Squirace, forse per zelo di qualche assiduo cortigiano e commensale del duca, era stato inviato in Calabria: e in una delle più dure prigioni: nella prigione di ***.
Enrica, dunque, domandava di tanto in tanto notizie della bambina. L'astuta cameriera le rispondeva che la bambina prosperava: le parlava sempre delle ingentissime spese che occorrevano a mantenere il segreto: e poi la creatura era sì malaticcia…. la gente, che l'avea in cura, ingordissima…. Essa l'avrebbe adottata come le avea promesso: stesse tranquilla.
Già Enrica era in vere angustie per procurarsi tutto il denaro che Cristina le domandava. Non poteva chiedere forti somme al duca senza eccitarne i sospetti. Cristina diveniva esigente, imperiosa.
Ah, se Enrica avesse potuto sapere in quali mani si trovava davvero la sua bambina!
Una sola persona era a parte del terribile segreto: Roberto Jannacone, poichè egli era l'uomo nascosto fra le rovine del casolare, allorchè vi erano andati a tenere il loro conciliabolo il marchese di Trapani e Marco Alboni.
Ma a Roberto Jannacone mancava allora un punto: sapere chi fossero il padre e la madre della bambina, che i due bricconi aveano trafugato.
FINE DELLA PARTE PRIMA.
PARTE SECONDA.
I.
In uno de' più bei palazzi della via di Toledo abitava la principessa
Enrica Gorreso di Caprenne.