Anche il salotto non era lo stesso: quello ove si era svolta la disgustosissima scena era un salotto verde, con grandi fiori rossastri, nelle pareti, tappezzate di seta: questo era un salotto, in cui le pareti, i mobili, erano coperti di seta azzurra, splendente, con fiorellini bianchi, di mughetto, a rari intervalli.

La principessa, il principe si può dire vivessero ormai in ottimi rapporti, e quasi cordiali, siccome abbiamo avuto modo di rilevare dal dialogo riferito nel principio di questo capitolo.

Il principe scherzava volentieri nelle domande che faceva alla principessa sulle sue speciali occupazioni, sull'impiego della sua giornata, sulle persone, uomini e donne, che vedea più di frequente.

Anche la principessa scherzava nelle sue risposte, e talvolta nelle sue domande.

Ma, l'uno e l'altra, sempre in tuono assai dolce.

Dopo lo screzio con la moglie, il principe si era mostrato molto assiduo in casa della duchessa Rignatelli, giovane vedova, e dama della Regina.

Nell'alta società napoletana si raccontava che il principe avea un tempo fatto molto la corte a una zia della duchessa, bellissima donna, sebbene un po' matura, e che ora avea rivolto alla nipote i suoi omaggi.

Il carattere della giovane vedova era molto confacente a quello del principe.

Anch'essa era delicata, poetica, studiosa, musicista, innamorata d'ogni arte: e, malgrado la sua delicatezza, coraggiosa, anzi intrepida.

La relazione fra il principe e la gentildonna non era più un mistero per tutta Napoli; e naturalmente anche la principessa ne avea udito parlare, e sovente, e magari con esagerazioni, da' suoi corteggiatori.