Ella avea ben capito fin dalle prime che fra quei due, sì affini nella bontà della indole, nella elevatezza degli ideali, vi dovea essere una corrispondenza di animi, profonda, esaltata.
Siccome era fierissima, non avea mai voluto mostrarsene gelosa.
Ricevea la duchessa, le rendea puntualmente le sue visite, l'abbracciava, la baciava al cospetto delle amiche; con ciò intendeva gratuirsi il principe.
Egli non avrebbe tollerato, con la singolar buona fede la quale è in ogni uomo, che la moglie facesse ciò che egli pur faceva senza molto ritegno: ed era pronto a punire ogni scandalo, anche col più grave rischio della sua vita.
La principessa lo sapeva: e adoperava molta prudenza.
In casa della duchessa il principe passava la miglior parte delle sue giornate, o delle sue serate. Leggevano insieme: insieme parlavano, discutevano, si eccitavano, a proposito d'un quadro, di una statua, dello spettacolo del San Carlo, della commedia nuova, udita la sera innanzi: insieme entravano nei comitati di carità: e tutti dicevano ch'era un peccato non si fossero conosciuti prima, e non si fossero sposati: perchè avrebbero formato una coppia davvero felice. Erano fatti l'uno per l'altro: questo pensavano tutti.
—Come sta Luisa?—domandò placidamente quella mattina la principessa al marito: e alludeva alla duchessa.—È un pezzo che non la vedete?—aggiunse con sguardi molto maliziosi.
—L'ho veduta iersera,—disse con molta franchezza il principe,—e la rivedrò oggi, per un affare assai importante…. Essa sta benissimo…. E anche ieri mi ha domandato di voi….
—È una cara creatura!…—interruppe Enrica con piglio distratto.
—Vi ricordate, Enrica,—osservò il principe,—di una brutta scena, avvenuta fra noi, anni or sono, in quel salotto… là….—E il principe si rannuvolò un poco.