—Mi ricordo benissimo della vostra ferocia!…—Ed Enrica si era alzata per accostarsi al principe, che le fece cenno tornasse al suo posto.

—E bene… voi volevate allora ch'io tornassi nella diplomazia…. Io vidi in questa proposta un sentimento di slealtà… scusate…. Oggi sono risoluto di far ciò che voi mi consigliavate allora… dopo tanti anni, ho ricevuto di nuovo questo consiglio….

—Chi ve l'ha dato?… la duchessa, eh?…

—Appunto,—ribattè freddamente il principe,—la vostra amica Luisa…. Ho accettato dopo tanti anni il consiglio, poichè oggi le condizioni del mondo sono assolutamente mutate…. E che cambiamenti ancora avverranno!

Enrica gongolava: era essa, che aveva sobillato con abilità la duchessa per mezzo di un'altra sua amica a indurre il principe a partire.

—Poveri uomini!—pensava, guardando il principe di Caprenne:—come siete fanciulli, e che docili strumenti siete nelle nostre mani!

—Partirete presto?—chiese Enrica, la quale facea ogni sforzo per rattenere un accento d'ironia.

—Assai presto….

—Anche questa duchessa,—diceva fra sè Enrica, m'ha servito a qualche —cosa…. Uomini, donne, sono tutti, almeno furono sin ad ora, —strumenti della mia volontà!

Enrica andava ben lungi dal vero, attribuendo alla sua scaltrezza la nuova determinazione presa dal marito. La sua influenza su di esso era stata ben debole. Ma ne spiegheremo la cagione. In casa della duchessa si raccogliea il fiore de' liberali napoletani. I più arditi erano nell'esilio o nelle prigioni: restavano uomini temperati, prudenti, se non eroici, a tener vive certe idee.