Ripugnante dal tornarvi per sodisfar un capriccio della moglie, si esiliava, quasi lieto, da Napoli per compier un dovere.

La poetica affezione, ch'egli nutriva per la duchessa, lo avvalorava ne' suoi proponimenti. Sapeva quanto il sagrifizio lo avrebbe nobilitato agli occhi di lei.

Ed Enrica? Essa, dopo un'affannosa ammirazione per il marito, era tornata alla sua vita indolente, bizzarra, irrequieta.

Di lei già si mormorava molto alla Corte: si buccinava tentasse la conquista del Re. Tutta Napoli ripetea questa voce, giustificata da qualche favore regale.

Superfluo dire che nessuno ne avea mai parlato al principe di Caprenne. Egli, alcuni mesi dopo la deliberazione presa in casa della duchessa, fu inviato ambasciatore presso una grande potenza.

Il posto era atto ai meriti del principe, ma importantissimo, desiderato quindi da molti: e si levò gran clamore, per questa nomina, che suscitò tutte le insidie. Subito fu ripetuto nei circoli dei salotti di Napoli: ne' crocchi de' maligni:

—Il Re si è voluto sbarazzar del marito…. L'ambasciata è un discreto compenso all'esilio da Napoli.

Invece il principe partiva col più alto concetto.

—Fra quaranta, cinquant'anni,—egli avea detto a' suoi amici,—il concetto che c'ispira sarà attuato: per quello che io intendo nella storia, nella ragione di Stato, e che posso inferirne, fra quaranta, cinquant'anni, l'Italia sarà unita dalle alpi al mare…. Dedichiamo la vita a uno scopo tanto sublime…. Noi non lo vedremo effettuato…. forse: ma l'incessante pensiero di esso ci avrà sostenuto, ci avrà nobilitato la vita, consolato di molte afflizioni, sollevato su molte frivolezze….

Con tali concetti egli partiva, ma non veniva a svelarli alla moglie, che sapea non avrebbe potuto intenderli, nè forse li avrebbe tenuti segreti.