Poi, come pentendosi, aggiunse:

—No: no: che aspetti nell'anticamera.

Il principe capì che c'era qualche cosa di tenebroso: qualche cosa, per lo meno, che a lui si voleva tener celato.

Si alzò, un po' rigido, dicendo alla moglie:

—Se me lo permettete, tornerò a farvi una visita stasera—e si accomiatò molto cerimonioso.

Nell'anticamera si abbattè in una donna alta, magrissima, che portava un fitto velo sul volto, e che era vestita molto dimessa e di panni molto scuri: a guardarla, potea sembrare una di quelle squallide beghine, che frequentano sempre le chiese per domandarvi elemosine: e potea pur sembrare qualche cosa di peggio.

—Che può aver che fare mia moglie con donne di tal genere,—pensò il principe,—e a quest'ora?

Non volle però spinger oltre le sue investigazioni.

Enrica, uscito il principe, avea preso un albo, e mostrava di gettarvi gli occhi, di sfogliarlo, tanto perchè il servitore, che dovea lì accompagnare la donna, la trovasse, in apparenza, indifferente.

Quando il servitore ebbe richiuso l'uscio, la donna, sopravvenuta, senza mettersi a sedere, e senza che la principessa ve l'invitasse, alzò il velo, e apparve la sua faccia scialba, giallastra, ossuta com'era tutta la sua persona.