—E ne hai avute già, entro due settimane, ottomila.

—Sono le ultime, che vi domando…. salvo urgenti bisogni.

—È impossibile!—esclamò Enrica.—Non ho tutto questo danaro a mia disposizione: ti ho dato in undici anni vesti, denari, oggetti d'ogni specie per un immenso valore…. E tu abusi, abusi sempre di me…. sei sempre più povera…. a ascoltarti! Che hai fatto per gettar via tutto questo denaro?

—Non ho bisogno di rendervene conto!—rispose asciutta Cristina.

Così la principessa si vedeva trattata dalla sua antica cameriera.

Volea darle uno schiaffo, gettarle in viso il bicchier d'argento, ch'avea vicino, ma si ritenne. Cristina, la sua antica compagna e consigliera di dissolutezze, la sua maestra e complice di piaceri, serbava sempre un grande imperio su di essa.

Costei e il marito, dopo la scena di collera avvenuta tra loro ne' primordii del matrimonio, eran le sole persone a cui non osasse apertamente ribellarsi.

—Non ti darò un picciolo!—le disse, digrignando i denti e battendo i pugni sul tavolino.

Non osò fare, o proferire di più.

—Non tollero d'essere insultata!—riprese Cristina; e si alzò dignitosa, stecchita, avviandosi verso la porta.