La giornata di Andrea è più importante come svolgimento; è un vero racconto, ben proporzionato, questo, fortemente concepito ma un po' nebulosamente tradotto. Mi pare che la Gianelli abbia inteso di dipingere la giornata della caduta, della fine di un ingegno, ma le intenzioni dell'autrice attraverso il cervello bizzarro e guasto del protagonista restano un poco nell'ombra. Pure, appunto per il suo carattere eminentemente oggettivo che dà molto rilievo alla figura di Andrea e molta verità alle altre, che accenna con garbo un gracile episodio d'amore, La giornata di Andrea rimane un quadro dipinto alla brava, un quadro d'impressioni vive ed ardite.
Ma la più bella pagina del libro, secondo il mio gusto e il mio parere, è Settembre. C'è tutto; delicatezza, poesia, acutezza, pensiero. Mi pare Bourget, l'inarrivabile. È un'idealità raggiunta, un'illusione fermata con uno spillo d'oro. Qui bisogna proprio rileggere e tacere...
«Lasciatemi sbizzarrire, diceva lo spirito del poeta, lasciatemi piangere la melanconia sottile delle cose belle che passano, quella profonda delle cose tristi che arrivano.
«.... Vedete il settembre, il bel settembre dal verde intatto, dagli alberi onusti, dal cielo di cobalto e il sol d'oro che non brucia più, dai tramonti magnifici, dalla luna stupefacente, a cui il detto popolare vuole che sette lune si inchinino. È la bellezza il settembre, la bellezza perfetta nella [pg!137] sua maturità sfolgorante, il trionfo della vita, il compimento delle promesse di un anno intero.
«Lo salutano ricchi e poveri, giovani e vecchi. Egli è buono con tutti. Aprile promette, settembre ottiene. Le rondini si accingono alla partenza, i fidanzati al viaggio di nozze. Le une e gli altri ritardano ancora qualche poco. Il sole arriva caldo ancora alle note grondaie; settembre, il bel settembre dei nostri climi non ha fretta. È come una dolce sosta nel tempo.»
Qualcuno ha tacciato Elda Gianelli di cercare lo strano, il bizzarro. Veramente per muovere con fondamento questa accusa nell'atmosfera in cui oggi ci si agita e si scrive è necessario, mi sembra, di riscontrare anomalie tali da impensierire seriamente sullo stato mentale dell'autore. Non si richiede niente di meno in quest'anno letterario mille ottocento novantadue... Oppure dobbiamo credere che il diapason dell'originalità stramba si sia spostato al punto da esser caduto al luogo della verità che si trova troppo verosimile per esser vera?...
La Gianelli osserva e raccoglie nella vita anche troppo, anche a costo di apparir di quando in quando umile e pedestre. La sua arte è equilibrata, determinata, sincera, onesta. Ella non ama le raffinatezze morbose, le voluttuose descrizioni, le cincischiature, il dettaglio. Ella non ama neanche la vaporosità di cui qualche volta i genietti alati della poesia paiono avvolgerla a tradimento, e di quel nimbo la sua geniale figura si illeggiadrisce come un giovane viso di un velo. Ma se ne libera presto, poichè ella non vuole pigliar abbaglio sul proprio cammino e tiene a guidare con mano sicura e sapiente la propria fantasia nelle vie stellate, infinite. [pg!138] La moralità, il patetico, il soave, il bello, scaturiscono nelle sue creazioni dall'esposizione limpida e semplice dei sentimenti, dei fatti, come i fiori delle acque. Ella parrebbe estranea all'opera sua se un sottile profumo non rivelasse la sua presenza vigile e invisibile; l'alito della creazione.
Dolce fatica quando Amore spira! più che dolce quando per una condizione morale ribelle o dolorosa o insolita, viene cercata come un sollievo all'abbondanza del cuore! L'ispirazione fluisce come il canto dalla gola dell'usignolo, la mente tutta vibrante per la presenza del Dio dà scintille e bagliori poc'anzi sconosciuti, si tracciano parole meccanicamente, tutti assorti nella voce che detta dentro che non è la nostra ma che si identifica così deliziosamente con noi. Mi pare (sono illusa o indovina?) mi pare che Incontro sia stato scritto appunto così, nella fluttuazione nova d'una nova vita, scritto senza pena, lagrimando o sorridendo, ma dolcemente, tanto vi scorre fresca l'ispirazione, idealizzata ancora da un non so che di tenero, di sommesso, di appassionato, di avvolgente... Un libro scritto in tono minore; un libro scritto, direbbe il D'Annunzio, con la Grazia...
[II.]
Cosimo Giorgieri-Contri: Lo Stagno