Mi piace di cominciare con questo Ultimo sogno che potrebbe essere il primo di molta giovinezza. C'è un onesto languore e una vaghezza di sfumature tutta femminea.

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In mezzo a 'l verde una casetta bianca,

Co' monti a tergo e in lontananza il mare,

Con variopinte aiuole a destra e a manca

Che infioran de la soglia il limitare.

Fuori un'aria che sveglia e che rinfranca,

Dentro, una libreria d'opere rare,

Che a 'l gramo ingegno ed a la fibra stanca

Possan novella vigorìa prestare.

Poi, ne 'l mistero d'una chiusa alcova,

Ne la sua culla un roseo cherubino

Cui per restar con me sparvero l'ale.

È questo il nido che sognar mi giova,

È l'oasi del mio squallido cammino

Tempio a l'arte, a l'amore, a l'ideale.

Salutiamolo, passando, questo vivificante porto di pace che desidero a tutte voi care fanciulle; che alcuna di voi forse intravede già fra i rosei vapori del futuro come l'isoletta d'Elena e di Fausto — della Bellezza e del Sapere — ricinta dall'arcobaleno. Ecco un lembo d'orizzonte grigio, l'avanzo di chissà quale tremendo uragano che lacerato naviga verso di noi, lividamente triste nella sua tenuità:

RICORDO D'APRILE.

Ritorna il mio pensiero

A 'l pallido bambino

Che una sera d'aprile

Fu portato la giù ne 'l cimitero.

Intanto la sorella e il fratellino

Giuocan co 'l suo fucile,

Battono il suo tamburo,

Ed i guerrieri sgorbiano

Ch'egli tracciò su 'l muro.

Oserei dire che solo una donna poteva afferrare tutta la pietosa eloquenza dell'episodio e renderla [pg!223] con tanta efficace semplicità. Il lirismo più alto, più suggestivo, più commovente nel più umile vero. Chi non è tocco dalla visione chiara di quella gaia scena di profanazione infantile, di quei giocattoli, unica eredità del povero bimbo sparito fra i fiori e i lumi in una sera primaverile, dispersa con incoscienza crudele così? Chi è che ha dei bambini cari e che non sente alla sobria arte di questi versi passarsi un brivido in mezzo al cuore e l'acuto desiderio di vederli accanto ai loro giochi subito subito subito?

E la poesia capace di far vibrare in questo modo le nostre intime fibre è bella, è buona, è vera poesia.

Udite due sonetti, solamente leggiadri questi, e intrisi del profumo d'eleganza e di mondanità dell'artistico ambiente dove sono sbocciati, come narcisi in un'anfora preziosa senza terra nè sole, dietro le cortine di raso che nascondono un po' troppo di mondo qualche volta...

RISOLUZIONE.