— I nervi? — ripetè ironicamente Aroldo; — lei non ha diritto di parlare di nervi sensibili.... con quei suoi bei studi.... ricostituenti....

— Già, — ribattè Clotilde con flemma incrociando le braccia; — ha ragione.

— Meno male! I nervi? oh! come una damina fragile, lei che deve essere corazzata contro tutte le debolezze....

— Ha ragione.

— Lei che adesso con tutta disinvoltura va ad analizzare freddamente tante sofferenze.... a dar dei nomi tecnici al dolore.... ad insozzarsi in un carnaio....

— No, il rispetto almeno! — interruppe lei, seria, posandogli una mano sul braccio. — È il mio pudore, la mia sensibilità....

Aroldo si tirò il cappello sugli occhi e seguitò a guardare contro il sole che gli coloriva il volto sbiancato. Le siepi che fiancheggiavano la strada luccicavano di rugiada e in un orto al di là era tutta una fioritura bianca e rosea, tenue, ridente sulla sfumatura cerulea del mattino come un bosco incantato, come un fantasioso sogno di redenzione.

— Ma sa che lei è un miracolo? — esclamò a bruciapelo lui, rimandandosi indietro il cappello sino a metà del capo. E siccome Clotilde lo guardava tranquillamente coi suoi occhi miopi, velati, sibillini, senza parlare, egli proseguì brutalmente: — Un miracolo.... un mistero.... non so.... qualche cosa di strano insomma. Alle volte lei è di ghiaccio, altre volte ha certe risposte che ammutoliscono.... E tutto ciò senza una parola inutile, con un laconismo terribile e, scusi, non femminile.... Dopo tanto tempo che ci troviamo insieme ogni giorno, non so ancora nulla di lei, io.... di lei non ho colto nè un’impressione, nè un sentimento, nè un’emozione.... Vuol che le dica che questa freddezza feroce... romana.... mi fa quasi paura?

— Mi onora troppo, — balbettò Clotilde arrossendo e celiando con un po’ d’imbarazzo. E cacciò le mani nelle tasche della giacchettina nervosamente, mentre ripigliava guardando dritta innanzi a sè nella strada bianca fra il verde tenero, rado, della vegetazione novella. — Ma chi le prova che io sia... quello che mi crede?.... Non mi piace parlare di me, ecco tutto, nè con lei, nè con nessuno. Tengo a rimpicciolire la mia personalità più che posso, per tentare di convincere le persone che amo, della verità, della serietà, sopratutto, della mia vocazione....

Aroldo corrugò le sopracciglia con un’espressione di dolore e fece un gesto come per parlare. Ma lei non gliene lasciò il tempo: