La ragazza malinconica si voltò un poco sgomenta e il vecchione sonnacchioso, che dondolava il capo sul petto, aperse due occhietti imbambolati. Aroldo le lasciò il braccio per nascondersi il volto.

— Non mi parli più di queste cose — pregò prostrato, vinto.

Il sole all’Est li colpiva in pieno corpo e intiepidiva i loro abiti. Le violette, alla cintura di Clotilde, odorando acutamente, s’appassivano.

***

Il giorno dopo, lei affettò un po’ di sussiego, lui una disinvoltura esagerata. Aveva una parlantina facile, briosa, un’aria birichina e tanta comicità nei suoi atti, che Clotilde dovette finire per riderne schiettamente. Aroldo contraffaceva una sua scolara, la contessina sentimentale che da tre mesi rodeva un notturno di Chopin senza riuscire a far capire che cosa suonasse, neanche approssimativamente.

— ..... allora si dispera, — continuava imitandone le pose languide. «Ah, professore..... non lo imparerò mai questo notturno indiavolato... e dire che lo sento tanto.....» Ed io: «Coraggio... studî... riuscirà...» Ma questa è la risposta delle giornate buone. Quando poi ho la luna di traverso le rispondo brusco brusco: «Signorina bisogna decidersi, o avanti o indietro; lei non riuscirà che a farmi odiare Chopin a questo modo...» Proprio così, sa?

— E quella povera signorina allora?

— La signorina piange invariabilmente. E alla prossima lezione, trovo invariabilmente la contessa madre in salotto, sola, con una cera tra il gendarme e la vittima, che mi prega di mettere un po’ di zucchero nelle mie correzioni, perchè Maria è d’una sensibilità così eccessiva, così nervosa, che finirebbe per ammalarsi davvero... Uh, quelle mamme...! Sono il mio spauracchio le mamme, lo crede?... Vi appostano, vi assaltano, vi circondano per farvi subire interrogatorî senza fine, e domande suggestive e cortesie insidiose, e tutti i loro pettegolezzi e i loro apprezzamenti e le loro confidenze; vi mischiano ai loro puntigli, alle loro gelosiole, alle loro vendette... vi compromettono, vi tirano in ballo con un accanimento e una ferocia così sbalorditoia che non c’è forza umana capace di resistere... Altro che sabba Romantico!...

Clotilde rideva col gomito sul ginocchio e il mento nella mano. Gli scolaretti, che avevano udito, volgevano altrove la faccia per ridere anche loro. Aroldo li fece osservare alla fanciulla.

— Lei finirà per compromettersi coi suoi sfoghi, — gli disse Clotilde ridivenuta seria. Egli fece un moto di noncuranza.