— Sì, sì, — gli rispose la ragazza soffermandosi ridente, gaia, a braccia alzate per rafforzarsi il nodo de’ capelli con lo spillo d’argento, mentre i fanciulli le davano ancora delle strappatine provocanti al vestito, scappando.

— Fermi, monelli! — urlò l’avvocato facendo gli occhiacci e accostandosi sempre più a lei. Clotilde fioriva in quella tinta strana e calda d’un tramonto nubiloso. I suoi capelli scompigliati, sfuggenti, parevano oro fulvo; il volto quasi sempre sbiancato era tutto roseo, gli occhi ancora tutti pieni del riso di quell’ora di spensieratezza obliosa.

— Che cos’ha? un pugnale fra i capelli? — E le mani di Dardanelli la sfioravano.

— Sì, — rispose Clotilde, secca, scansandosi.

— Serve anche quello per i suoi studi di medicina? — chiese ancora l’avvocato, ridendo scioccamente.

— Potrebbe guarire anche questo... — ribattè pronta la giovinetta con la sua voce sicura e il suo sguardo misterioso.

Sedette su uno sgabello rustico vicino alla signora Dardanelli, che le sorrise. Ella aveva molta simpatia per la fanciulla e non si era mai accorta delle intenzioni poco oneste di suo marito, che credeva volesse bene a Clotilde come ad una figliuola. La signora Giulia fra i lillà fioriti pareva una Flora, una di quelle Flore formose e grossolane che servono qualche volta per ornamento dei giardini. Aveva i lineamenti regolari, la bocca ombrata da una lanugine bruna, gli occhi neri di taglio perfetto, ma sempre spalancati in un’espressione di meraviglia sotto l’arruffio di riccioli neri sfuggenti di sotto al foulard rosso, annodato elegantemente sul capo come una cuffia. Quel fazzoletto, i cerchiellini d’oro alle orecchie e l’abito bianco s’addicevano assai al suo genere di bellezza forte, meridionale.

Clotilde aveva appena appressato la tazza alle labbra, che la Rachelina le irruppe addosso strillando perchè era inseguita dal fratellino. Ell’ebbe appena il tempo di salvare la tazza dal naufragio e accolse la bimba sulle ginocchia.

— Lascialo venire, ci difenderemo! E si difesero infatti con molta agilità e molta gaiezza dagli assalti bruschi di Nello, che si vendicò della sua disfatta contro un formicaio.

La fanciulla teneva la testa della bambina appoggiata contro il seno rigoglioso, amorosamente, e Rachelina si abbandonava tutta, con quell’aria di riposo fidente che prendono i bambini fra le braccia di chi li ama assai.