— Sei proprio nata per i ragazzi tu, — osservò la signora Giulia.
— Per quelli degli altri... — aggiunse pungente la nonna.
— Ci sono tanti bambini senza mamma, ci sarà una mamma senza figliuoli, — rispose subito Clotilde, dolce, risoluta.
La signora Dardanelli, vedendo che la nonna faceva il viso arcigno, credette di sviare la tempesta chiedendo alla ragazza se non le pareva che Rachelina avesse l’aria abbattuta da qualche tempo. Clotilde rialzò il viso della bambina e le esaminò gli occhi, le gengive, le labbra.
— È anemìa incipiente — rispose. — Bisogna consultare il medico per qualche ricostituente.
La vecchietta si sfogò con una risatina ironica.
— Ma e tu che sei una medichessa? Fa dunque una ricetta, da brava! Dì dunque qualche altra bella parolona.... Anemìa.... incipiente.... somiglia a un arnese di cucina.... Saranno vermi, dia retta a me, Giulia, un po’ di santonina o di calomelano e la bimba è bell’e guarita....
— No, no, — ribattè Clotilde con forza; — sarebbe una scimunitaggine.
— Che? — gridò la signora Rita; — scimunita a me? Vergogna! Come vuoi che faccia a stimare la tua scienza se non t’insegna neanche a rispettare i vecchi? Già tu non hai un briciolo di cuore, nè per i tuoi, nè per nessuno... sei una saccentuzza arrogante, un’egoista di prima riga... — Clotilde pigliò in collo la bimba e fece per andarsene.
— Va, va a stuzzicare anche tuo fratello ora! — le strillò dietro la vecchietta in collera, vedendola avviarsi verso il viale che Roberto misurava in su e in giù, fumando. — Almeno lui lascia in pace! rispetta almeno quel povero martire che si scervella per qualche cosa di bello e di buono....