— Fa orrore perfino alle rane.... — osservò Aroldo battendosi i piedi con un vincastro. Ma Clotilde non era in vena di scherzare e si fermò le mammole sul petto, tutta accesa nel volto, quasi vergognosa e ferita dall’atto e dalle parole d’un momento prima, più di quello che egli potesse credere.
— Io amo i waltzer suonati dagli organetti, lo sa, disse poi, levandogli in volto gli occhi con uno sforzo di sincerità che si tradiva dal rossore insistente. — L’altra musica non la capisco tanto; poi ho così rare occasioni di udirne.... I waltzer suonati dagli organetti mi piacciono per quel non so che.... quella specie di cascata a intervalli regolari.... come spiegarmi?....
— Il ritmo, dica il ritmo....
— Sì, dev’esser così; il ritmo, dunque, che insiste, avvolge, folle e mesto ad un tempo, come una tentazione e una preghiera trascinate insieme in un’onda di passione; carezzevole e perfido, insidioso e vano come tutte le ebbrezze che vi fanno riddare fino al cielo e vi abbandonano in un cerchio di spuma.
— E che ne sa lei di ebbrezze? interruppe Aroldo con uno de’ suoi scatti quasi brutali dopo aver ascoltato quella fanciulla parlare così, con crescente meraviglia. — Lei non ha diritto di parlare di queste cose...
— È vero — rispose subito Clotilde francamente, ingenuamente; — ma mi pare che debba esser così, come ho detto io.
Aroldo con la sua verga dava delle scudisciate alla siepe; i petali del biancospino piovevano lievi, odorosi.
— ...... Però ho avuto torto a parlarne, — insistè lei arrestandosi, — ho avuto torto come sempre quando parlo di me. Volevo dire solamente che i waltzer mi piacciono.... perchè mi parlano un linguaggio tutto nuovo che m’affascina e m’impaura.... È come uno spiraglio da cui mi balena la vita... Oh Dio! — esclamò con tutta semplicità; — e avevo detto di non parlare di me!
— Oh ne parli invece, ogni espressione è una meraviglia — soggiunse lui con una passione dolce, improvvisa. E abbandonandosi all’impulso di quel momento le allacciò la vita e la baciò sul viso, naturalmente.
L’atto era stato così pronto e delicato che Clotilde non aveva potuto sottrarsi. Dopo chinò il capo e si velò la faccia con umiltà, come una colpevole, senza un atto, senza una parola. Aroldo aveva ancora passato il braccio sotto quello di lei e le parlava sommesso, dolce, come se fossero già amanti.