— Voglio scrivere dei waltzer ora, per te, tutti pieni di passione e di languore e di carezze... come quelli di Strauss... Poi cercherò dei versi malinconici e ardenti e li dirò su quella musica, li dirò fin che ti abbiano vinta, finchè ti diano l’ali per slanciarti da quello spiraglio nella vita. La vita è bella, sai? ed è breve; tanto breve, che non c’è tempo di dormire.... E tu, che vuoi ostinarti nel sonno, sei colpevole, Clotilde....

Ella fece un movimento per sciogliersi da lui, ma Aroldo la strinse più forte: — Sei colpevole, sì! le gridò rudemente. — L’amore è la luce, è l’aria, è la bellezza, è l’anima dell’universo, è la parola di Dio e tu neghi tutto questo e tu ti seppellisci viva fra l’aridità della scienza che atrofizza la tua gioventù, la tua bellezza, il tuo cuore, che in cambio del tuo olocausto, ti lascierà il vuoto e la tristezza dell’imperscrutabile o ti spezzerà l’esistenza così, senza amore... Oh vivere senza amore, ma non si può, Clotilde, è vano: non senti che è vano, tu che parlando del ballo, dianzi, avevi senza volerlo, senza saperlo, gli accenti della passione?

Clotilde camminava a occhi bassi, tanto pallida che pareva livida su quell’abito nero: con una ruga verticale sulla fronte, profondissima, che la invecchiava. Non trovava parole per rispondere e non rispondeva — poi le pareva che qualche cosa le gemesse nel cuore sotto quel gran giubilo che la staccava dalla terra, e la faceva inoltrare macchinalmente, come, abbagliata da una gran luce, che le nascondesse tutte le cose intorno e le affievolisse stranamente anche il suono delle parole che le giungevano solamente come una voce, come una melodia che l’avviluppava. Oh la dolcezza dolorosa di quell’ora, confusa, lieve, fluttuante, piena di profumi e di ebbrezze indefinite e inafferrabili come quelli di un sogno! Il nuovo perchè della vita che la avvolgeva nelle sue spire iridescenti! Le nuove speranze e i nuovi orizzonti mai conosciuti, eppure non incogniti, che ridevano da ogni lato fra i lembi della sua esistenza vera che si stracciavano, si sbandavano, si dileguavano come la nebbia ad una mite irradiazione di sole! La nuova maraviglia che la assaliva — una maraviglia soffusa di riverenza come dinanzi a un prodigio, come se fosse stata trasportata per incantamento in un pianeta splendido e ignoto, destinato per la sua patria, per la patria di tutti i felici.....

I due giovani inoltravano per la viottola fresca, tortuosa, affondata fra gli alti margini dei campi bordati di alberi, come una stradicciuola di montagna. Il verde chiaro e lucente delle biade novelle, dell’erba, delle fronde che s’intrecciavano, quasi, sul loro capo e frastagliavano la via d’ombra e di sole, mettevano nella fulgidezza del mattino una velatura di smeraldo, mite, un po’ malinconica ma soave, come una luce di Purgatorio Dantesco. Il rigagnolo scorreva sotto l’erbe, luccicando tra il verde e tra i fiori, a pause — un rosignolo gorgheggiava forte, gioiosamente, trionfando sul pispiglio e sui cinguettii sommessi, lontani e vicini di centinaia di uccelli che celebravano il maggio. Aroldo continuava a versarle sul cuore parole, senza tregua, senza pietà, teneramente.

— Se tu sapessi da quanto tempo immaginavo, sognavo di parlarti così! Ma come farlo nella volgarità di quel carrozzone di tram?..... Che conoscenza strana la nostra, non è vero? C’è tanta poesia e tanto mistero...! Io non so nulla della tua famiglia, tu nulla della mia; due veri pellegrini che s’incontrano e si riposano insieme... ma che non si lascieranno più... — finì sottovoce, guardandola amorosamente sul viso.

Clotilde a capo chino taceva.

— Debbo dirti una cosa — riprese dopo un momento Aroldo con una delle sue ruvidezze improvvise. — Io presto, presto, parto, vado lontano.... in America.... sì, fra due o tre mesi. Ho un cugino giornalista, laggiù, che guadagna a cappellate e non fa che invitarmi; mi dà speranza di metter in scena la mia opera, e mi ha già trovato degli scolari che mi pagheranno assai meglio di questi. Ho titubato un poco, poi mi sono deciso. O il viaggio e il clima mi uccideranno, e allora sarà una cosa spiccia; o mi fortificherò....

Clotilde, sempre in silenzio, con una mossa lenta di subita stanchezza, reclinò il capo sulla spalla di lui.

— La libertà.... l’amore.... la felicità, — disse Aroldo attirandola a sè. Le parole esalate nell’abbondanza del cuore sbocciavano in quella solitudine, nell’orezzo verde, come fiori spirituali. — Sarà un amore divino il nostro, laggiù, e, non aver paura, non muoio io.... Finchè sarai con me, tu, così forte, così bella, così buona, non morirò.....

Ella piangeva silenziosamente; piangeva, finalmente! col capo appoggiato alla spalla di Aroldo, già scheletrita; ed egli la baciava sul viso, sul collo, sui capelli, sulle mani, mani fredde, inerti.