— È una ghirlanda per la povera nonna, — disse Noemi a mezza voce, come gli confidasse un segreto; ma il cuginetto la guardò con le sopracciglia inarcate in comica sorpresa.

— Che vuoi che se ne faccia la nonna della tua brutta ghirlanda? La sua tomba è piena di fiori! Stamattina le nostre mamme ne hanno mandato al Camposanto una carrozza piena...

— Fiori comperati, — osservò Noemi. — Non è la stessa cosa. Voglio che la buona nonnetta abbia i fiori del suo vecchio giardino, intrecciati da me. E glieli porterò io con miss Annie domattina... Sono tanto brutti poi? Ti ricordi? la nonna amava i crisantemi...

Aldo non rideva più. Prese un fiore e lo lasciò; poi un mazzetto, e odorandolo guardò lei in un certo modo che la fece ammutolire. Ed ella si vendicò di quella confusione e di quel nuovo rossore con una spallucciata, come se Aldo la canzonasse. Intanto non finiva più di avvoltolare il filo sugli steli riuniti d’un gruppo di crisantemi.

— Dunque? — chiese il giovinetto con la voce tutta mutata e raddolcita improvvisamente; — posso aiutarti?

— Ma... sì! — rispose la signorina alzando gli occhi un po’ sorpresa. — Cercati una seggiola...

— Non è facile, non è facile... — canticchiò Aldo, girandosi da tutti i lati. Intanto, ritto, sulla sedia sfondata, scorse il ritratto della nonna, che guardava anche lui.

— Ve’, ve’... chi ha messo là quel ritratto della nonna?

— L’ho posato io là, ma per un momento. Scenderà nella mia camera. Era in quel canterano carico di polvere e di ragnatele...

— Somiglia poco... — osservò il cuginetto che s’affaticava a sbarazzare uno sgabello da una cassetta di vecchi ferramenti e di utensili da cucina fuori d’uso. — Ecco, guarda, Noemi... Ora tu sei la castellana, io il tuo paggio, — le disse accomodandosi sull’alto sgabello di legno scolpito, che aveva nettato alla meglio col fazzoletto.