Erano una graziosa cosa quei due fanciulli nel sole che inondava libero metà della cameraccia ingombra di vecchiumi, lei piccina e sottile, una figurina a toni delicati che occupava poco spazio nel gran seggiolone severo di cuoio; lui esile, aristocratico, sull’alto sgabello, con la testa bionda, ondulata, curva sui fiori: lo stesso colore dei capelli di lei, meno leggieri e più lucenti, la stessa tinta di carnagione diafana, la stessa magrezza gentile delle membra adolescenti. Parevano fratello e sorella.

Dites, la jeune belle, — Où voulez vous aller?... — cominciò a cantare Aldo per rompere il silenzio.

— Se ti figuri d’avere una bella voce... — mormorò la signorina, dando una forbiciata agli steli troppo lunghi.

Aldo riunì due fiori: — Così? — chiese umilmente; — va bene, così?

— Copia quelli e non mi seccare! — rispose Noemi additandogli i mazzetti allineati; — non sciupare tanto cotone e non tagliare i gambi troppo corti...

Ancora quello sguardo intenso, strano, quasi furtivo di lui, ed ella riavvampò chinando il capo sui crisantemi. Poi, ad un rumore di carrozza giù nella strada, Noemi balzò alla finestra.

— Chi è, Noemi?

— La contessa Sangiorgi.... Quante visite ha oggi la mamma!

Aldo schiuse le labbra. Voleva dire: — Meglio! — ma si trattenne.

— Com’è che non ti chiama in salotto?