— L’ho pregata di lasciarmi in pace oggi, perchè dovevo fare la lezione inglese di due giorni.
— Ah! — Aldo le lanciò un’occhiata di sottecchi, sorridendo maliziosamente con una dolcezza segreta, come se quella bugia li riunisse in una complicità ch’egli vagheggiò satura dei romanzeschi misteri d’un convegno d’amore.
Noemi tornò al suo posto sul seggiolone respirando con un — ah! — prolungato, il sole e la luce.
— .... perchè, se la mamma sapesse che sono qui, — continuò come scusandosi del suo sotterfugio, — mi sgriderebbe di perdere il tempo, di tenere spalancata la finestra, di stare al sole.... io che l’adoro il sole! Vediamo che fai.... Sì, non c’è male, non credevo.... Ora continua tu a fare i mazzi, io comincerò a riunirli in ghirlanda.
Aldo continuò a fare i mazzi senza parlare. Sentiva il cuore traboccargli di soavità, e quella soavità scorrergli per tutte le fibre in una vita nuova che gli donava slanci, aspirazioni, desiderii indefiniti, ma alti e grandiosi. Nulla gli pareva impossibile o difficile nella mite ebbrezza di quell’ora; rinveniva in sè l’entusiasmo d’un apostolo e la stoffa d’un eroe, e non gli riusciva di spiegarsi perchè. Noemi canterellava o lo stuzzicava motteggiandolo. Ma anche lei quel giorno aveva certi turbamenti strani negli atti e nella voce, e molti rossori importuni. Poi, nel suo intimo, un eccitamento insolito, come quando si aspetta una felicità promessa e desiderata; un lieve eccitamento ricascante ad intervalli in una specie di melanconia che le dava voglia di piangere. Soffriva; pure non avrebbe rinunziato al diletto segreto di quella sofferenza, che le rivelava vagamente e nebulosamente il perchè della vita.
Presto i mazzolini furono tutti pronti e la ghirlanda arrivò a metà fra le sue dita destre; Aldo, rimasto in ozio, si mise a incidere colla punta delle forbici una iniziale sul tavolino.
— Ma che passatempi da monello! — sgridò Noemi debolmente, poichè aveva indovinato e veduto quel bell’enne che si sviluppava. Egli sorridendo imperterrito lo compì e vi intrecciò bizzarramente un A. La signorina seguitò zitta e mogia la sua ghirlanda, ascoltando i battiti violenti del suo piccolo cuore.
— È la tavola vecchia della nonna, questa tavola, dì.... Noemi?....
— .... Sì. — Aveva tardato a rispondergli, perchè le si dilagava ancora nel cuoricino palpitante la dolcezza inattesa che le aveva procurato il suo nome profferito da lui.
— Me ne ricordo.... — sospirò Aldo continuando sempre nella sua artistica barbarie, che ora gli ispirava un cuore passato da un dardo. — Quante volte, da piccoli, vi abbiamo ruzzolato su i gomitoli, te ne ricordi, Noemi? La nonna ci lasciava fare, poichè i gomitoli non cadevano, imprigionati fra i bordi rialzati. A noi pareva una tavola dà bigliardo.