— .... Sì — disse ancora dolcemente lei. Poi esitando gli domandò le forbici, che Aldo le presentò con un atto cavalleresco, un riso luminoso ed eloquente negli occhi e sulle labbra schiuse. — Aspetta, aspetta, son qua per aiutarti, — soggiunse con un’adorabile inflessione di protezione affettuosa nella voce, vedendo che le proporzioni della ghirlanda incominciavano ad impicciarla sul serio. E ne sollevò un lembo reggendolo. — Quasi, ti soffoca, — mormorò col medesimo sorriso e sullo stesso tono.

— Grazie, — aveva detto Noemi. — È quasi finita, — aggiunse ora, malinconica; ed Aldo trasse un sospirone che le carezzò tepidamente il viso. Non parlavano quasi più, assorti nella loro vita interna tutta di sensazioni così rapide e nuove e intense, ch’era divenuta una pena. Egli stava rubando furtivamente alla ghirlanda un crisantemo rosa, piccino, dal cuore giallo come una margherita, poi con un atto riguardoso e delicato passò il fiore fra le trine del grembiule di lei.

A Noemi ricascarono le mani in grembo. Seria, muta, tremante, ella seguì con lo sguardo le dita di Aldo, e negli azzurri occhi, non più ridenti, vagava una soave tristezza come se l’anima sua fosse conscia di sprigionarsi dall’ombra della queta notte senza sogni, e per sempre. Nel silenzio affannoso, pieno di palpiti, ella alla sua volta trasse dalla ghirlanda un altro crisantemo rosa, per lui. Ma mentre le sue manine un po’ tremanti tentavano di fissarlo al colletto dell’abito del suo compagno, Aldo le prese i polsi, la attirò, e un bacio innocentemente ardente riunì i loro capelli biondi su quei fiori dei morti, nella tepida ondata di sole.

La nonna li guardava dal ritratto sorridendo.

Dietro le scene.

— Che? te ne vai, Carmelita? — disse col rammarico negli occhi e nella voce donna Luisa alla contessa, trattenendola per le mani; — te ne vai proprio all’ora del mio «five o’ clock tea?» Bada, sarei capace d’impermalirmi come Turiddu quando compar Alfio si rifiutò di bere il suo vino! — aggiunse in tono leggero di scherzo, poichè avevano chiacchierato sino allora nel salotto della Cavalleria Rusticana.

— Mi rincrescerebbe, tanto più che a me è interdetto quel famoso «a piacer vostro» che fa sempre tanto effetto, — ribattè la contessa Carmela, sorridendo tranquilla, mentre seguiva lo scherzo con la sua voce fievole. — Non posso mettermi a tua disposizione dacchè parto domani....

— È per domani irrevocabilmente, contessa? — deplorò il galante capitano Olimene.

— Sì, — disse solamente lei, che appariva alta e pallida nel suo abito nero.

— E.... non tornerai tanto presto, forse? — chiese con un’ansia non benissimo dissimulata, la voce melodiosa di donna Luisa.