Come un profumo; e come una soave musica
La tua voce divina mi darà pace all’anima
Accanto a te seduto, ne’ tuoi capelli biondi
Immergerò la mano, e dei dolci misteri
Del core io parlerò coi tuoi grand’occhi neri....
Lei lo lasciò dire, giocherellando col ventaglio e facendo un po’ la distratta e un po’ la disinvolta; in realtà sommergendosi nella melodia di quei versi, di quella voce, che le avevano messo nel cuore un palpito violento, stranamente delizioso.
— Di chi sono? — chiese poi, tanto per non star zitta, già smarrita.
— Sono d’un giovane poeta e appartengono a un poemetto, intitolato «La leggenda del cuore». Vede, anche là nella leggenda sono soli l’innamorato e la Diva, è in una specie di paradiso terrestre come questo... Solamente quella diva era più buona di questa.... si lasciava anche dare del tu.
La signora levò il capo e non rispose. Era seria, soffriva. Qualche cosa di estremamente violento, come un incantesimo, la teneva ora là, muta, ascoltando, mentre il seno seminascosto dai veli si sollevava frequentemente nel respiro breve, e la collana di brillanti nel tenue e ritmico movimento aveva un abbagliante saettio di raggi e di colori. Passando accanto a un rosaio ne strappò un fiore e fece per gettarlo nel bacino d’acqua accanto, ma De’ Falchi le impedì l’atto.
— Vede se è cattiva? — disse con una brusca tenerezza. — Che male le ha fatto, per esempio, quella povera rosa? Lei fa così di tutto, di fiori, di uomini...