— «Oh! non è difficile, risposi, l'essere eloquente trattando un argomento sì copioso e fecondo, soprattutto per me, avvezzo spesse volte a deliziarmi nelle visioni di quel che farei se fossi un re, un generale o un gran signore; e in questi casi mi è sovente corso il pensiere sul sistema di vivere, sul modo d'impiegare me stesso e le mie ore, se fossi stato sicuro di viver sempre.

— «Primieramente dunque, se avessi la fortuna di nascere struldbrug, non appena avessi potuto comprendere la mia felicità col capire qual differenza passa tra la vita e la morte, avrei, con ogni sorta d'arti e di metodi, data opera a procacciarmi ricchezze; e proseguendo in questa cura non dubito che a furia di risparmi e di miglioramenti non arrivassi, tutt'al più in due secoli, ad essere il più ricco uomo di tutto il regno. In secondo luogo, fin dalla prima mia giovinezza, mi sarei applicato intensamente allo studio dell'arti e delle scienze, e certo a suo tempo avrei superati tutti gli altri in dottrina. Vorrei per ultimo tenere un accurato registro d'ogni nazione o avvenimento rilevante che accadesse nel pubblico, e delineare con imparzialità i caratteri delle successive generazioni di principi e grandi ministri di stato con le mie annotazioni punto per punto. Vorrei nel tempo stesso tenere un conto esattissimo di tutti i cangiamenti di consuetudini, di lingua, di vestiti e di mode, di cibi e di passatempi; coll'acquisto delle quali nozioni diverrei un'arca di sapere e di saggezza, e certamente l'oracolo della nazione.

— «Passati i sessant'anni, non vorrei più mai ammogliarmi, ma aprir la mia casa ad ogni sorta di persone che lo meritassero. Soprattutto m'interterrei nel formare e dirigere le menti de' giovinetti che dessero buone speranze di sè e nel renderli persuasi, sul fondamento delle mie ricordanze, della mia pratica e delle mie osservazioni, avvalorate da copiosi esempi dei vantaggi della virtù così nella vita pubblica come nella privata. La costante compagnia di mia scelta sarebbe una dozzina de' miei confratelli immortali dei più antichi fra quelli che avessero meno anni di me. Se alcuni d'essi fossero poveri di beni di fortuna, li provederei di conveniente alloggio in vicinanza de' miei dominii, e ne vorrei sempre qualcuno alla mia mensa; solo frammischierei con essi non so quanti de' più stimabili fra voi mortali, e la lunghezza della mia vita mi avvezzerebbe a perdervi con minore rincrescimento, o anche con indifferenza, come appunto il padrone d'un giardino vede un'annuale successione di garofani e di tulipani senza sospirare la perdita di quelli che appassirono nell'anno precedente.

— «Gli altri struldbrug ed io ci comunicheremmo a vicenda le nostre osservazioni e memorie su le cose vedute nel decorso de' tempi; noteremmo d'accordo i diversi gradi con cui la corruttela si fosse introdotta nel mondo, e ci opporremmo a ciascun passo di essa, mercè d'avvertimenti ed istruzioni perpetue al genere umano che, corroborate dal forte influsso del proprio nostro esempio, probabilmente impedirebbero quella continua degenerazione della umana natura sì lamentata in tutti i secoli.

— «Aggiugnete a tutto ciò il diletto di vedere le varie rivoluzioni degli stati e degl'imperi; i cangiamenti avvenuti nel mondo superiore ed inferiore; le antiche città cadute in rovina e gli oscuri villaggi divenuti metropoli; i famosi fiumi trasformati in fangosi ruscelli; l'oceano che abbandona una spiaggia lasciandola arida ed inondandone un'altra; la scoperta di nuove contrade tuttavia sconosciute; la barbarie impadronitasi di nazioni venute a civiltà, la civiltà che ingentilisce nazioni barbare. Scoprirei allora tutte le longitudini astronomiche, il moto perpetuo, la medicina universale, e porterei ad ultima perfezione molt'altre cose di già trovate.

— «Quali maravigliose scoperte non faremmo nella scienza degli astri vivendo sempre abbastanza per verificare le nostre medesime predizioni, per vedere i progressi ed i ritorni delle comete, i cangiamenti d'inclinazioni nel sole, nella luna e nelle stelle!»