[23]. E pure nell'anno in cui si pubblicava questo viaggio, o piuttosto questa satira, nel 1727, moriva a Londra Isacco Newton, le sue ceneri venivano trasportate a Westminster e sosteneano le falde del suo panno funereo il gran cancelliere e tre pari del regno. Si stenta su le prime a capire come il signor Swift, che è stato testimonio degli onori tributati in vita e dopo morte a quel genio del mondo e dei secoli, abbia potuto apporre una sì ingiusta taccia alla sua patria: quella cioè di non avere in onore le matematiche applicate alle cose utili, chè nulla al certo havvi ad immaginarsi più utile dell'avere spiegati colle matematiche i grandi fenomeni dell'universo. La biografia dell'autore scritta da Walter-Scott spiega alcune di queste anomalie; oltrechè Swift, scrittore satirico, può essersi sdegnato al vedere nel tempo stesso applicate le matematiche a rami di sapere, secondo lui, più parassiti e, secondo tutti, più renitenti ad essere trattati col calcolo. In que' giorni stessi all'incirca il celebre Reid stabiliva essere il merito morale proporzionale ad una frazione che abbia il bene prodotto per numeratore, e la deposizione dell'agente per denominatore. Convien credere che tal modo di esprimersi, ancorchè giusto, non garbasse troppo al nostro autore. Infatti nel periodo che viene dopo, se la prende col metafisico trascendentalismo, non prevedendo che la scuola scozzese, della quale appunto Reid fu il fondatore, sarebbe divenuta, a mal grado di un lusso di calcolo talvolta oserei dire ridicolo, una fra le più ragguardevoli filosofiche scuole; o può anche darsi che mentre Reid teneva in sostanza le rette vie, molti si perdessero nei labirinti dell'errore, più frequenti al certo in metafisica che in verun'altra facoltà. Vediamo la stessa cosa anche negli uomini del secolo decimonono. Abbiamo pianto, pochi anni sono, un Fourier ed un Paoli, da pochi giorni in qua piangiamo un Poisson, ci gloriamo giustamente d'un Gauss, d'un Bordoni, d'un Libri. Onoriamo ancora più d'un grande metafisico, come Vittore Cousin ed altri sommi Francesi, Alemanni ed Italiani; ma vive nel tempo stesso più d'un metafisico trascendentalista che potrebbe eccitare la bile di qualche novello Swift.
[24]. Fiume dell'America settentrionale, posto fra i laghi Eriè ed Ontario. La sua cateratta, una delle più formidabili dell'Europa, è divisa in due dall'isola Goat, quella dalla parte dell'alto Canadà larga cinquecento piedi, trecentocinquanta l'altra dalla parte degli Stati Uniti, alte entrambe centocinquanta piedi; si pretende che il rimbombo ne sia udito ad una distanza di cinquanta leghe.
[25]. Venti regolari e periodici che regnano particolarmente nell'oceano occidentale fra I tropici col nome d'alisei, e nei mari dell'India con quello di monsoni.
[26]. Si crede che diverse fra le idee fondamentali di questo viaggio a Laputa sieno state suggerite al dottore Swift da una novella scritta da Francesco Godwin, vescovo di Liandaff, intitolata: L'Uomo nella Luna.
[27]. Qui l'autore si prefigge di porre in ridicolo coloro che professano un genere di parassita metafisica già satireggiato da lui anche nel suo viaggio a Brobdingnag, e che consumano il loro tempo in cose non meno assurde delle faccende dei Laputiani.
[28]. Ed effettivamente tutte queste malinconie passarono per la testa di ragguardevoli filosofi del secolo decimosettimo e della prima metà del decimottavo.
[29]. Si vede che Swift, come generalmente una gran parte de' sommi uomini de' due secoli scorsi, credendo che tutto si fosse perfezionato sotto i loro auspizi, era nemico acerrimo d'ogni tentativo verso il progresso, onde prorompeva in queste amarissime satire che esageravano i difetti inseparabili da ogni nuovo tentativo senza pensare che i difetti si vanno ammendando da sè e le conseguenze del nuovi tentativi rimangono. È superfluo il citarne esempi ai dì nostri nei prodigi del vapore ed in mille altre scoperte gigantesche che sarebbe stata follia l'immaginare soltanto un mezzo secolo fa.
[30]. Tocchiamo con mano oggidì se tale immaginazione fosse una chimera, ed era vergogna che la trovasse tale un uomo siccome Swift, il quale non potea certo ignorare il famoso detto o piuttosto assioma d'Archimede un po' più antico di lui: Dic ubi consistam, ecc.
[31]. Guai, e con ragione, ai dì nostri, allo scrittor di romanzi che s'avvisasse promovere il riso a costo di tanta nausea! Ma Swift era posteriore di poco a que' giorni in cui Molière su le scene francesi facea che le serve dalle finestre aspergessero della stessa mercanzia gli amanti veduti di mal occhio dalle loro padrone.
[32]. La natura stessa di diversi fra gli scherzi usati dall'autore mostrerebbe, se non si sapesse d'altronde, in qual misero stato fossero ai suoi giorni le scienze chimiche.