[33]. Qui l'autore evidentemente allude alla grande lite che fu agitata a tutti i tribunali scientifici dell'Europa per decidere se Leibnitz avesse rubata a Newton la scoperta del calcolo differenziale sol cangiando il nome di flussioni nell'altro d'aumenti infinitesimi. La società reale di Londra condannò Leibnitz, che ne morì di crepacuore. Con più giustizia altre accademie europee ed in appresso i posteri hanno giudicato che que' due genii immortali videro la stessa cosa per vie diverse e senza comunicare menomamente fra loro; anzi un genio italiano e dell'universo, di cui deplorammo la perdita in questo secolo, e ben degno di essere arbitro fra que' due sommi, ne ha fatto conoscere come Newton avesse fondata su principii più analitici e quindi più evidenti la sua scoperta, poi gli divenissero in tal qual modo sospetti per una svista di calcolo occorsagli che non era colpa di que' principii; e gli abbandonasse per rimettersi nelle vie più brevi ma men concepibili dell'infinitesimo. I principii abbandonati da Newton, riassunti da Lagrange, hanno dato origine alla grand'opera delle Funzioni Analitiche ed i prestigi dell'infinitesimo suo spariti.

[34]. Il progettista satireggiato in questo luogo era, giusta ogni apparenza, Leibnitz che aveva immaginata la possibilità di una lingua universale filosofica per tutti i popoli della terra.

[35]. Tutto questo tratto è una satira contra i governi ed i governanti di quel secolo, singolarmente intesa contra Guglielmo III di Nassau che, divenuto re d'Inghilterra, i partigiani di Giacomo II riguardavano come un usurpatore, e che non seppe troppo farsi amare nemmeno da quella fazione inglese per opera della quale salì sul trono.

[36]. Parrà incredibile alle età che verranno e, sia detto a lode del secolo decimonono, par già incredibile alla nostra gioventù che per quasi tutto il secolo decimottavo siasi avuto fra le più alte società dell'Europa come un amabile vezzo il disonorare più donne che si potea, appartenessero pure alle classi più ragguardevoli, col vantare, o vere o inventate, le furtive loro condiscendenze, coll'avverare in somma la parte del don Giovanni. I Francesi consacrarono anzi una parola, adottala in appresso dagl'inglesi, dagl'italiani, e credo dall'intera Europa, ad indicare questi cari enti. Poco mancò che l'essere un roué, un aimable roué non passasse per un titolo d'onore. Il dramma del signor Dumas intitolato Mademoiselle de Belle-Isle perderebbe gran parte della sua vaghezza agli occhi di chi non sapesse questa bella prerogativa dei nostri antenati e, quanto a me, posso dire d'alcuni miei defunti contemporanei.

[37]. Anagramma impuro di Britannia.

[38]. London, in somma Londra.

[39]. Il signor Hawkesworth, uno dei comentatori dello Swift, per provare che questa satira non è una mera invenzione, cita il processo fatto al vescovo di Rochester, signore di Atterbury, qual leggesi nel volume VI delle cause di stato dell'Inghilterra. Che nell'epoca in cui vivea Gionata Swift, calda tuttavia delle discordie civili che copersero di sangue il suolo inglese, si sieno inventate congiure non esistenti, e commessi orridi assurdi per farle credere vere, è cosa, naturalissima, ma darebbe un calcio ad ogni storica verità chi su la fede dell'autore credesse che a quei giorni non vi fossero mai state vere congiure.

[40]. Si sa come Tito Livio, il quale tal volta si diletta ricamare di filastrocche la sua storia, sott'altri aspetti stupenda, ne abbia voluto far credere che Annibale impedito di procedere avanti col suo esercito da un dorso di montagna, facesse abbruciare sul dirupo enormi cataste di legna, indi versarvi sopra molta copia d'aceto che ammollì il masso al segno di poterlo segare.

[41]. Saggiamente l'autore ha escluso da questo sestumvirato Catone il Censore, bisavolo di questo, che è conosciuto anche col predicato di Uticense. Molti atti del primo dimostrano che, più delle virtù, amava l'apparenza della virtù. Nell'Uticense al contrario, come ha detto il presidente di Montesquieu, la virtù era lo scopo, la gloria derivata dalla virtù l'accessorio.

[42]. Quel gran Cancelliere d'Inghilterra vissuto tra i secoli decimoquinto e decimosesto, famoso per sapere ed incontaminata integrità che lo condusse sul palco di morte sotto il tirannico regno di Enrico VIII.