Ma un caso ben altrimenti pericoloso mi avvenne in quello stesso giardino, quando la mia picciola balia credendo avermi deposto in luogo sicuro, mi ci lasciò solo com'io sovente ne la pregava per restarmene alcuni istanti con l'unica compagnia de' miei pensieri. Io era dunque lì solo e fuori della mia cassetta o gabbia, che quel giorno la Glumdalclitch avea lasciata a casa per non avere il fastidio di portarsela in mano, mentre ella passeggiava da tutt'altro lato con l'aia ed alcune signorine di sua conoscenza. Io non potea più nè esser veduto nè sentito da lei, allorchè un piccolo bracco bianco spettante ad uno di que' capi giardinieri, entrato nel giardino, capitò a caso in vicinanza del luogo ove la balietta mi aveva posato. Sentitomi al fiuto, mi fu subito addosso, e presomi in bocca, mi portò diritto, menando allegramente la coda, alla casa del suo padrone, ove con tutta gentilezza mi pose a terra. Per buona sorte era un cane sì ben ammaestrato, ch'io stetti fra i suoi denti senza che ne riportassi il menomo sconcio non solo nelle mie carni ma nemmeno ne' miei vestiti. Ciò non ostante il povero giardiniere, che mi conosceva ottimamente, e mi mostrava molta benevolenza, ebbe una mala paura. Presomi gentilmente nelle sue due mani, mi domandò come mi sentissi; ma io era sì sbalordito e privo di respiro che non fui buono di dire una parola. Mi bastarono per altro pochi minuti a riavermi, ed allora il giardiniere mi riportò sano e salvo fra le mani della mia balietta, che in questo intervallo era tornata al luogo ove mi aveva lasciato, e si dava alla disperazione non trovandomi più e non sentendomi rispondere per quanto forte ella mi chiamasse. Sgridò severamente il giardiniere per ciò che era colpa sol del suo cane: nondimeno l'affare venne sopito, nè fu mai saputo alla corte, perchè la Glumdalclitch avea troppa paura della collera della regina, e per parte mia, a dir vero, non credevo guadagnarci troppo nel mio buon nome se tale storiella si divulgava.
Questo incidente trasse la Glumdalclitch nel proposito di non lasciarmi allontanare da' suoi occhi, ed ebbi lungo tempo paura che lo mantenesse, ond'io quando vidi che se n'era scordata, ebbi la massima cura di nasconderle tutte le piccole disgrazie che m'andavano accadendo allorchè mi si lasciava in balia di me stesso. Una volta un nibbio che svolazzava pel giardino, venne a posarmisi incontro, e se non avessi fatto presto a brandire il mio coltello, ed a rintanarmi tra le frasche di una spalliera, certamente m'avrebbe portato via fra i suoi artigli. Un'altra volta camminando sopra un monticello fatto di fresco da una talpa, cascai fino al collo entro la buca donde l'animale avea scavata la terra; ed anzi stampai una piccola bugia, non degna or d'essere ricordata, per addurre la scusa de' miei panni insudiciati alla Glumdalclitch. M'accadde parimente di pigliare una contusione allo stinco della mia gamba destra contro al guscio di una lumaca su cui intoppai camminando solo ed assorto in pensieri che tutti si volgevano alla mia diletta Inghilterra.
Non so dirvi se mi desse più diletto o umiliazione il vedere che in que' miei solitari diporti i piccioli augelli non si mostravano punto impauriti di me; mi saltellavano alla distanza d'un braccio cercando gl'insetti o gli altri cibi di cui erano ghiotti con tanta indifferenza e placidezza come se non si fosse trovata anima vivente presso di loro. Mi ricordo d'un tordo che si prese la libertà di portarmi via di mano col suo becco un pezzo di focaccia datomi allora allora per la mia colezione dalla Glumdalclitch. Se io mi provava ad acchiappare qualcuno di questi uccelli, mi si rivoltavano bravamente cercando di beccarmi le dita ch'io nondimeno aveva sempre il giudizio di non esporre di troppo in tal mio esperimento, dopo del quale gli uccelli stessi se ne tornavano placidamente, e come se nulla fosse stato, alla loro caccia d'insetti. Un giorno per altro, provvedutomi d'un buon batacchio, lo lanciai con sì giusta mira ad un fanello, che lo stramazzai come morto, onde presolo pel collo con entrambe le mani lo portai in trionfo alla mia balietta. Ma l'uccello era sol tramortito, sì che riavendosi, mi percuotea con entrambe le ali maladettamente la testa ed il collo. Notate ch'io lo teneva alto quant'erano lunghe le mie braccia per paura de' suoi artigli; e più volte fui lì lì per lasciarlo andare; ma venni presto levato d'impaccio da uno degli staffieri assegnatine, che, preso il fanello, gli diede l'ultima stretta di collo, sì che nel giorno seguente mi fu imbandito al mio desinare per comando della regina. Per quanto mi ricordo, quell'animaletto era alquanto più grosso di uno dei nostri cigni.
Le damigelle d'onore invitavano spesse volte nei loro appartamenti la Glumdalclitch pregandola a portarmi seco per procurarsi il piacere di guardarmi ed accarezzarmi. Sovente mi mettevano nudo come Dio m'ha fatto, e mi stendeano per tutta la mia lunghezza entro la capacità de' loro seni, cosa che mi dava non poco disgusto, perchè per la giusta verità dalla loro cute emanava un odore niente piacevole. Non dico questo coll'intenzione di pregiudicare quelle eccellenti signorine, alle quali professo ogni maniera di rispetto: ma la colpa era dell'organo del mio odorato più acuto in proporzione della mia piccolezza; e capisco benissimo che quelle egregie gentildonne non saranno apparse sgradevoli ai loro amanti, o l'una all'altra di loro, più di quanto ciò accada fra le miledi della nostra Inghilterra. In fin dei conti io mi rassegnava anche meglio al loro odor naturale che a quello artefatto dei profumi de' quali se talvolta esse usavano, io era sicuro di svenire. Del resto, quanto all'acutezza dell'odorato che segue la proporzione inversa della grandezza degl'individui, mi ricorderò sempre d'un mio intrinsico amico di Lilliput, il quale si prese la libertà di lamentarsi, presente me, del puzzo che esalava dalla mia cute, allorchè in un giorno estivo io mi era molto affaticato; e sì fra tutti gl'individui della mia razza credo esser quello cui si possa meno attribuire una simile imperfezione. Bisogna dire che la facoltà dell'odorato lilliputtiano fosse dilicata rispetto a me come lo era in me rispetto ai Brondingnaghesi. In ordine a ciò, non posso dispensarmi dal rendere una giustizia alla regina ed alla mia balietta. Sapeano di buono quanto mai possa saperne la più dilicata damina dell'Inghilterra.
La cosa di cui stentavo più a capacitarmi quando la mia balietta mi conduceva in visita presso quelle damigelle d'onore, era il vedere come mi credessero una creatura di stucco, e rispetto a loro credeano bene, come avrete fra poco il motivo di capirlo. Si mettevano affatto ignude alla mia presenza, e poichè m'aveano posto in piede su le loro tavolette, si cavavano la camicia mettendomi in mostra l'intero loro corpo, che per altro era un vero antidoto contra le tentazioni, e per questo ho detto che non s'ingannavano nel credermi rispetto a loro un uomo di stucco. Figuratevi qual cosa deliziosa a vedersi da vicino quelle loro, non pelli, ma cuoia di tutti i colori, spruzzate qua e là di nei larghi come un tagliere, irte di folti peli grossi quanto gli spaghi, per non dir nulla del resto di que' loro fusti. Non si facevano alcuno scrupolo ad esonerarsi alla mia presenza di quanto aveano bevuto, si sarà trattato per lo meno del liquido di due botti, entro pitali della capacità all'incirca di tre tonnellate. La più leggiadra di quelle damigelle d'onore, una pazzerella fantastica che aveva appena sedici anni, si prendea lo spasso di mettermi a cavalcione dei capezzoli delle colossali sue zinne, e di far mille altre stramberie su le quali mi perdonerà il leggitore se non mi diffondo di più. La conclusione è ch'io rimasi stomacato al segno di raccomandarmi alla Glumdalclitch affinchè studiasse qualche pretesto per non condurmi più da quelle signorine.
Un giorno, un giovine nipote dell'aia della mia balietta venne a domandar loro se voleano vedere giustiziare un malfattore. Era questi condannato a morte per avere ucciso un amico di chi faceva questa proposta. La Glumdalclitch si lasciò indurre ad essere di brigata, per altro assai contro sua voglia per essere una fanciulla naturalmente tenerissima di cuore; e quanto a me, benchè io abbia mai sempre abborrito tal genere di spettacoli, mi lasciai tentare dalla curiosità di vedere qualche cosa di assai straordinario. Il delinquente era legato ad una scranna collocata sopra un palco innalzato a tal fine, ed il carnefice gli troncò la testa d'un colpo con una sciabola lunga all'incirca quaranta piedi. Le vene e le arterie mandarono un zampillo sì copioso ed alto di sangue che, sintantochè durò, il gran gitto d'acqua di Versaglies non era da paragonarsegli. Il capo cadendo sul tavolato del palco fece tale strepito che diedi in uno scrollo io, benchè lontano dal luogo dell'esecuzione un buon mezzo miglio inglese.