— «Siete salvo a quest'ora, la voce mi rispose, perchè quel vostro naviglio è legato al nostro bastimento, e il carpentiere verrà tosto a segare tanta larghezza di coperchio quanta basti a tirarvi fuori di lì.

— «Che bisogno c'è di segare? io risposi, si perderebbe troppo tempo. Non avete a far altro che mandare un uomo della vostra ciurma; con un dito che metta entro l'anello, leva su dal mare tutta questa baracca, la mette nel bastimento, poi nella stanza del capitano».

Alcuni di quelli, all'udire un proposito sì stravagante, mi giudicarono un pazzo, altri si diedero a sghignazzare. Che volete? Non m'era anche entrato in testa ch'io mi trovava finalmente fra uomini della mia statura e sol dotati della mia forza. Giunto il carpentiere, in pochi minuti aperse con la sega un foro di quattro piedi quadrati, donde calò una scaletta a mano, ch'io salii, ed in appresso fui ricevuto a bordo in una condizione la più deplorabile.

I marinai immersi nello stupore, mi faceano mille interrogazioni, alle quali in quello stato mio avea tutt'altro che voglia di rispondere. Io era per parte mia confuso alla vista di tanti pigmei, perchè tali mi sembravano dopo avere per sì lungo tempo avvezzati i miei occhi agli sterminati oggetti ch'io m'era lasciati addietro. Ma il capitano, signor Tomaso Vilcocks, onesto e degno mercante di provincia, vedendomi presto a svenire, mi condusse nel proprio gabinetto, ove, datomi un cordiale, volle che mi buttassi sul suo letto per pigliare un riposo di cui si vedeva in me grande il bisogno. Prima ch'io venissi ad addormentarmi, e sempre durandomi quella confusione d'idee, feci capire al capitano come avessi lasciato nella mia cassetta diverse cose di valore che sarebbe stato un peccato se fossero andate disperse: un letto pensile, un elegante letto da campo, due scranne, una tavola, un gabinetto tappezzato da tutti i lati, o piuttosto trapuntato di seta e bambagia; aggiunsi che se si fosse compiaciuto mandare un di sua gente a levare quel gabinetto per essere trasportato nella sua stanza, gliene avrei aperti tutti i ripostigli e fatto vedere le mie cose preziose. Il capitano, all'udirmi spacciare tante stramberie, concluse che assolutamente io doveva aver perduto il giudizio. Nondimeno (io suppongo per tenermi buono) promise dare ordini in conformità de' miei desiderii, anzi portatosi sul ponte, mandò veramente alcuni de' suoi piloti abbasso nel mio gabinetto, donde costoro (lo seppi più tardi) portarono via ogni mio mobile e spogliarono di tutti gli addobbi le pareti; ma le scranne, l'armadio ed il fusto del letto essendo fermati a vite sul pavimento, furono molto danneggiati dalla loro ignoranza che gl'indusse a strapparli via con mal garbo e a forza di braccia. Spaccatene allora diverse tavole per uso del bastimento e tenutisi per sè quanto fece al loro caso, ne gettarono in mare l'ignudo carcame che, a motivo degl'intacchi sofferti nel fondo da tutti i lati, rimase a dirittura sommerso. Da vero ebbi un gran gusto di non essermi trovato presente a tale saccheggio; son persuaso che m'avrebbe punto al vivo un tale spettacolo attissimo a ricondurmi alla memoria alcuni punti della mia storia dei due anni scorsi che avrei di tutto buon grado dimenticati.

Dormii alcune ore, ma continuamente disturbato da sogni che mi trasportavano nel paese di recente abbandonato e fra i tremendi rischi cui m'ero sottratto. Nondimeno allo svegliarmi mi trovai grandemente riavuto. Erano otto ore della notte all'incirca quando il capitano ordinò che s'imbandisse tosto la cena sembrandogli che avessi già fatto un digiuno lungo anche di troppo. M'intertenne con molta affabilità, avvertendomi per altro di dismettere certo fare stravagante e certi propositi che sentivano di pazzia; soggiunse poi che, quando saremmo stati soli, avrebbe udito volentieri da me la storia de' miei viaggi, e soprattutto il motivo per cui io mi era trovato in balia dell'acqua entro quella mostruosa cassetta.

«La vidi, egli mi diceva, al mezzodì di questa mattina mentre guardavo in lontananza col mio cannocchiale; anzi io l'avea presa per un bastimento, ch'io mi prefiggea raggiugnere, giacchè non mi era molto giù di mano, con la speranza di poter comprare un po' di biscotto, provisione di cui comincio a trovarmi corto. Ma venutovi più vicino e accortomi del mio errore, mandai il mio scappavia per sapere che cosa stesse così galleggiando sul mare. Con che spavento i miei piloti vennero ad avvisarmi di aver trovata una casa che nuotava! Mi diedi a ridere credendoli pazzi, e venni io stesso nel palischermo ordinando loro di portar seco una gomona ben gagliarda. Essendo tranquilla la giornata, feci più volte co' remi il giro esterno di quella vostra casa, ne osservai le finestre, le inferrate che le riparavano, e quelle due caviglie infitte nel lato tutto d'asse che non dava passaggio alla luce. Allora comandai alla mia gente di portarsi a quella parte, di attaccarvi la gomona ad una delle due caviglie e di rimorchiare quella che chiamavano vostra casa. Quando fu giunta qui, feci passare un'altra gomona per l'anello posto in cima al coperchio a fine di sollevarla con l'aiuto di carrucole, ma i miei piloti non furono buoni d'alzarla più di due o tre piedi. Videro per altro quel vostro bastone su cui sventolava un fazzoletto sporgente fuori del buco superiore, e ne dedussero che qualche povera creatura era rinchiusa lì entro.