— «E non vedeste, io chiesi, o voi, o qualcuno de' vostri, svolazzare, all'incirca nel tempo stesso, per l'aria nessun uccello di smisurata grandezza?
— «Di smisurata grandezza? Mentre eravate addormentato io parlava del caso vostro co' miei piloti, e un di questi ha veramente detto di aver veduti tre uccelli che volavano a tramontana, ma non ha notato che fossero di proporzioni maggiori delle solite a vedersi».
Ciò, suppongo, era da attribuirsi alla grande altezza in cui si saranno trovati e il grifagno mio rapitore e i suoi avversari. Certo il capitano non intese a che proposito gli avessi fatta simile inchiesta.
— «E, continuai, giusta i vostri computi, quanto saremo noi lontani ora da un continente?
— «Io crederei all'incirca un centinaio di leghe.
— «Ho paura ci sia uno sbaglio di calcolo, almeno d'una metà, perchè non lasciai il paese donde venni, se non due ore prima di cascar nel mare».
All'udir questo, tornò a confermarsi nell'opinione che m'avesse dato volta il cervello, onde mi consigliò d'andarmi a gettar sul letto che m'avea fatto apparecchiare.
— «Vi sono obbligato, mio signore, ma io mi sono abbastanza ristorato grazie ai vostri buoni trattamenti ed al conforto della vostra compagnia. V'assicuro poi che sono nel mio sano giudizio più di quanto io ci sia mai stato in mia vita».
Allora poi si fece serio da vero, e così mi parlò:
— «Venitemi schietto, figliuolo. La vostra mente è conturbata dalla coscienza d'un non so quale enorme delitto, di cui la giustizia di qualche sovrano v'ha castigato esponendovi al mare entro quella cassa. Non è cosa nuova che anche in altri paesi alcuni rei di atroci delitti sieno stati abbandonati al mare entro bastimenti sdrusciti e privi di provvisioni. Non vi dirò certo che non mi dispiaccia di essermi preso a bordo un uomo tanto perverso; ciò nondimeno vi do la mia parola che sarete tragettato sano e salvo al primo porto che toccheremo».