Composta di più case continuate che tengono entrambi i lati di una strada, non un intero unico edifizio, è l'accademia; le suddette case cadendo in rovina, vennero comprate ed applicate a tale effetto.

Ricevuto assai cortesemente dal custode, frequentai quel luogo per più giorni consecutivi. Ciascuna camera contiene uno o più accademici, e credo non vi fossero meno di cinquecento camere.

Il primo accademico in cui m'incontrai, magro come uno scheletro, avea le mani e la faccia simili a quelle d'uno spazzacamino, lunghi i capelli e la barba, vestito di cenci arsicciati in più d'un luogo. Il suo giustacuore, la sua camicia, la sua pelle, tutte queste cose erano d'uno stesso colore.

Si era affaticato otto continui anni nell'impresa di estrarre dai cetriuoli de' raggi di sole, ch'egli si prefiggea poi racchiudere ermeticamente entro fiale le quali avrebbero riscaldato l'aria nelle giornate nuvolose ed inclementi della state. Mi disse che non dubitava di potere di lì ad otto anni tener forniti d'una sufficiente dose di raggi di sole i giardini del governatore; unicamente si dolse che i suoi capitali andavano scemando, anzi mi pregò regalargli alcun che in via d'incoraggiamento al suo ingegno, tanto più che in quell'annata correa la carestia ne' cetriuoli. Gli feci un piccolo donativo, perchè il mio ospite, che ben sapeva essere stile di quegli accademici il dare stoccate alle borse di tutti i loro visitatori, m'avea proveduto di danaro a tal uopo.

Di lì passai in un'altra camera donde io volea fuggire alla presta, per l'orrido soffocante fetore che mi sorprese. Ma il mio compagno mi spinse innanzi scongiurandomi all'orecchio di non far questo affronto all'accademico dimorante ivi che se ne sarebbe avuto grandemente a male, onde non ardii far altro che turarmi il naso. Quell'accademico era il più anziano di que' dotti; la sua faccia e la barba erano d'un brutto colore gialliccio; le mani ed i vestiti imbrattati della materia che mandava il puzzo da cui io voleva fuggire. Appena gli fui presentato, mi abbracciò cordialissimamente, complimento da cui l'avrei dispensato sì volentieri! La sua faccenda fin dal primo istante che entrò nell'accademia era stata cercar di tornare gli escrementi all'antico stato di commestibili col farne sparire la tinta che ricevono dal fiele, col farne esalare il mal odore e col detergerli dalla saliva[31]. Egli riceveva ogni settimana un assegnamento fattogli dalla dotta società, e consisteva questo in un enorme tino carico della materia necessaria alla sua manifattura.

Trovai un altro inteso all'opera di calcinare il ghiaccio per ottenerne polvere da schioppo; egli mi mostrò in oltre una sua opera che divisava dare alla luce su la natura malleabile del fuoco.