Quivi conobbi un ingegnosissimo architetto che aveva inventato un nuovo metodo di fabbricare le case principiando l'edifizio dal tetto e venendo giù alle fondamenta; la qual pratica egli giustificò col citarmi l'esempio di due insetti oltre ogni dire industriosi, l'ape ed il ragno.
Vidi pure un cieco nato che avea molti scolari posti nella sua condizione, ed affaccendati a stemperare tinte ad uso de' pittori, perchè il loro maestro aveva insegnato loro a discernere col tatto e coll'odorato i colori. Fu mia sfortuna il non trovare que' giovinetti ancora profondi nelle dottrine che avevano apprese, e non parea che nemmeno il maestro cogliesse una sola volta nel segno. Pur questo artista era grandemente incoraggiato e stimato dall'intera corporazione.
In un'altra camera mi divertì molto il conoscere un accademico che avea scoperto l'astuzia di far arare la terra ai porci, risparmiando così le spese degli aratri, la compera e il mantenimento de' buoi e le fatiche degli agricoltori. Il suo metodo era questo: seppellire in una bifolca di terra, ad una distanza di sei dita ed alla profondità di otto, una quantità di ghiande, datteri, castagne ed altri frutti o vegetabili di cui quegli animali son ghiotti; allora condurre seicento di tali bestie sul campo, ove in pochi giorni avrebbero voltato sossopra tutto il terreno e lo avrebbero ad un tempo concimato rendendolo così atto alla seminagione. Certamente gli esperimenti andavano dimostrando che l'incomodo e il disturbo erano grandi, il ricolto scarsissimo; nondimeno non si dubitava che un tal metodo d'aratura non fosse per ammettere grandi miglioramenti.
Entrai in un'altra camera, le cui pareti e la soffitta, tutto lo spazio in somma eccetto uno stretto andito donde l'artista camminava innanzi indietro, erano ingombre di ragnateli. All'atto del mio ingresso mi gridò forte che badassi a non isconcentrargli i suoi tessuti. Poi si diede a gemere sul fatale errore prevalso da sì lungo tempo nel mondo, quello di valersi de' bachi da seta, mentre abbiamo tanta copia d'insetti domestici, ben superiori di merito ai primi, che non solo somministrano la materia, ma la sanno filare e tessere eglino stessi. Costui avea poi presentata un'invenzione sua propria, che dovea risparmiare la spesa di colorare le sete somministrate dai ragni; della qual cosa fui pienamente convinto poichè m'ebbe mostrata tutta la quantità delle mosche di varii colori, con le quali nudriva i suoi ragni. Secondo lui, le tele doveano prendere i colori delle diverse mosche e, siccome ne avea di tutti i colori, sperava d'avere altrettanti colori di fila, ed affinchè poi queste fila prendessero consistenza, aveva inventato il ripiego di nudrire le mosche con certe gomme, materie glutinose ed olii atti ad ottener tale intento.
Uno di questi astronomi si era preso l'assunto di collocare su la gran girandola del palazzo di città un oriuolo solare, dotato della proprietà di far coincidere i diurni moti della terra intorno al sole colle direzioni accidentali del vento.
Io mi andava dolendo d'un lieve accesso di dolor di ventre, per lo che il mio compagno credè opportuno il condurmi nella camera di un famoso medico solito a curare tale infermità con contrarie operazioni che partivano da uno stesso stromento. A tal fine avea pronti due enormi soffietti ed una lunga sottile cannetta d'avorio. Introducendo questa ad una buona lunghezza laddove entrano i clisteri, si degnava egli stesso farla servire da tromba assorbente dell'aria malefica che, secondo lui contaminava le budella dell'infermo ripromettendosi renderle vizze al pari di una vescica secca. Ma se la malattia si ostinava a non cedere, passava allora all'operazione diametralmente opposta e ricorreva ad uno de' suoi soffietti gonfio di vento e lo scaricava nel corpo del paziente; e se non bastava una volta, levava il soffietto impedendo col suo dito grosso che l'aria uscisse di dov'era entrata, e con l'altro ripetea lo stesso lavoro. Continuava così le tre, le quattre volte, sostenendo che il vento di nuova giunta nell'uscir fuori si porterebbe il vento cattivo con sè a guisa di una tromba da nettare i pozzi, e che finalmente l'ammalato risanerebbe. Gli vidi tentare entrambi gli esperimenti sopra un cane. Non m'accorsi di verun effetto del primo. Sotto il secondo quando il cane fu per crepare si alleggerì del vento che lo gonfiava; vi lascio pensare come ammorbasse la stanza; indi morì, e lasciai il dottore che s'apparecchiava a farlo rivivere rinovando la medesima operazione.