Visitai molte altre camere, ma studioso come sono della brevità, non vo' tediare il leggitore col racconto di tutte l'altre singolarità che in esse notai.

Fin qui io aveva veduto un lato solamente dell'accademia, l'altro era assegnato agli studiosi del progresso delle scienze speculative, de' quali io dirò alcuna cosa, poichè avrò fatta menzione di un altro illustre personaggio che veniva ivi chiamato l'artista universale. Egli ci narrò come avesse dedicato per trent'anni i suoi pensieri al perfezionamento dell'umana vita. Egli avea due vaste stanze piene zeppe di meraviglie, e cinquanta uomini che lavoravano sotto i suoi ordini. Alcuni stavano condensando l'aria che trasformavano in una sostanza secca e tangibile col cavarne il nitro e lasciarne scolare le particelle acquee o fluide[32]; altri ammollivano il marmo per farne guanciali e cuscinetti per gli spilli; alcuni pietrificavano le unghie de' cavalli vivi per salvarli dallo storpiarsi. L'artista stesso in quel momento si dava attorno per mandare a termine due vasti divisamenti; il primo era quello di seminare i campi colla pagliuola del grano in cui a suo avviso si contenea la vera virtù seminale, cosa da lui confermata con diversi esperimenti che, lo confesso, non ebbi l'abilità di capire. L'altro consisteva nel valersi d'un certo composto di gomma, vegetabili e minerali che, applicato su la pelle esterna degli agnelli, avrebbe impedito il crescere della lana, laonde sperava entro un tempo ragionevole di propagare per tutto il regno una razza di pecore senza lana.

Traversammo un viottolo per andare all'altra parte di quell'edifizio che, come ho detto, è residenza dei progettisti studiosi del progresso delle scienze speculative.

Il primo professore ch'io vidi, stava in una grandissima stanza con quaranta scolari attorno di lui. Dopo esserci salutati, egli si accorse ch'io stava guardando in atto di curiosità una enorme macchina la quale tenea quasi tutta la lunghezza e la larghezza della stanza, laonde così mi parlò. «Vostra signoria si maraviglia forse vedendo che s'adoprano operazioni pratiche e meccaniche all'oggetto di perfezionare scienze meramente speculative. Pure il mondo s'avvedrà presto dell'utilità di questa mia macchina, nè credo che un'idea più grandiosa sia mai entrata nella mente di nessun uomo. Tutti sanno quanto sia faticoso il metodo che generalmente si usa per far imparare le arti e le scienze; mediante questo mio congegno non v'è uomo sì ignorante, che non possa con un discreto sforzo intellettuale e con pochissima fatica di corpo scrivere libri di filosofia, di poesia, di politica, di giurisprudenza, di matematica e di teologia senza bisogno affatto di genio o di studio». Mi fece indi accostare alla sua macchina, innanzi ai lati della quale stavano ordinati in fila i suoi discepoli. Posta nel mezzo della stanza essa occupava venti piedi quadrati. La superficie della medesima era composta di cubetti di legno della grossezza d'altrettanti dadi, alcuni nondimeno di maggior mole d'alcuni altri, tutti infilzati insieme col mezzo di sottili fila metalliche. Ciascuna faccia laterale di questi dadi andava coperta da un pezzetto di carta incollatovi sopra e su cui erano scritte tutte quante le parole della lingua del paese e tutti quanti gli accidenti de' loro tempi, modi, numeri, declinazioni e coniugazioni; ma senza nessun ordine. «Compiacetevi d'osservare; il professore mi disse; che sto ora per mettere in azione la mia macchina». Allora ad un suo cenno, ciascuno scolaro prese in mano un manico di ferro, che di quaranta di tali manichi andava preveduta la macchina alla sua estremità. Col girar questi manichi tutt'ad un tratto, la disposizione delle parole scritte su le faccie dei dadi veniva, come è naturale, affatto cangiata. Allora comandò a trentasei di que' ragazzi che leggessero adagio adagio le linee formate dalle parole tali quali apparivano su la superficie della macchina, e connettessero tre o quattro di queste parole tanto da formare un brano di frase, e tal frase dettassero agli altri quattro scolari destinati all'ufizio di scrittori. Una tale operazione veniva ripetuta tre o quattro volte, e ad ogni girata di manichi, la macchina era congegnata in modo che le parole mutavano di posto tante volte quante i dadi voltavano le loro faccie.

Sei ore d'ogni giornata venivano impiegate in simil faccenda, ed il professore mi mostrò parecchi volumi in foglio di brani di frasi da lui già raccolte aggiugnendo essere sua intenzione di combinarli insieme e cavar fuori da que' ricchi materiali quanto era d'uopo per fare al mondo il dono d'una compiuta raccolta dello scibile umano, così nelle facoltà intellettuali come nell'arti; non mi tacque ad un tempo che una sì vasta impresa ammetteva e grandi miglioramenti e mezzi di affrettarne l'ultimazione, ma che avrebbe bisognato a tal uopo che il pubblico decretasse un fondo per fabbricare e mettere in opera cinquecento delle sue macchine a Lagado e per obbligare i singoli che ne usavano a contribuire in comune alla grande opera da compilarsi.

Mi assicurò che questa scoperta aveva occupati i suoi pensieri fin dalla prima sua giovinezza e che, avendo spogliato l'intero vocabolario per farlo entrare nella sua macchina, era in caso d'istituire un esattissimo calcolo di proporzione tra il numero degli articoli, nomi, verbi, in somma di tutte le suddivisioni delle parti dell'orazione.