Seppelliscono i loro morti co’piedi in alto, e la testa al basso, essendo opinione invalsa, che in undici mila Lune tutti risorgeranno; che in questo frattempo, la Terra (che essi credono essere una superficie tutta piana,) si rivolgera sossopra, e che per tal mezzo, al tempo della Risurrezione, tutti si troveranno in piedi. Confessano pero i loro Saggj, che è assurda cotale Dottrina, ma il costume è sempre il medesimo, per compiacenza del Volgo.
Avvi in quell’Imperio alcune Leggi d’un genere assai singolare, onde io patirei la tentazione di farne l’Apologia, se direttamente a quelle della prediletta mia Patria non contrariassero. Risguarda i Querelanti la prima, di cui ne faro menzione. Col più severo rigore si puniscono tutti i delitti di Stato; ma se la persona accusata produce chiare pruove della propria innocenza, a una morte ignominosa è condannato l’Accusatore, e i suoi beni servono a risarcire l’imputato del perdimento di tempo di lui, del risico che egli ha corso, de’disagj del carcere, e delle spese fatte per la propia difesa: Che se non bastano gli averi del Dinunziante, ha la cura di supplirvi l’Imperadore. Sua Maestà eziandio concede al giustificato qualche sonoro contrassegno di favore; e con pubblico Bando; dell’innocenza di lui tutta la Città n’è instruita.
Appo que’Popoli è spacciata la frode come un misfatto, più enorme del furto, e perciò, quasi sempre, ella è punita con pena capitale. Mercè che mi dicevano alcuni, con un poco di accortezza, e di lume di ragione, può l’uomo guardarsi dalle ruberie; ma infinitamente è più difficile il guarentirsi dagl’inganni: e come il Commerzio è un de’principali vincoli della Società: se premessa fosse, o tollerata la frode, un Mercatante guidone sempre avrebbe un gran vantaggio sul galantuomo. Ricordomi che un giorno intercedei presso Sua Imperial Maestà, a favore d’un criminoso, il quale avea asportata al suo Padrone una gran somma di danajo, che egli ricevuta avea per ordine di lui. Per minorare il suo mancamento, mi avvertj di dire, che tutto il suo male consisteva nell’aver abusato della fidanza del Padrone: ma l’Imperadore trovò essere una mia mostruosita, allegare per difesa l’aggravio medesimo del delitto, e negar non posso che mi vidi alle strette di ricorrere, per soddisfattoria risposta, al comune passo: che ogni Nazione ha le sue usanze: e tuttavia non potei allegarlo senza arrossirne.
Comechè per ordinario noi chiamiamo ricompensa e gastigo, i due massimi perni onde aggirasi tutto il Governo, confesso che i Lillipuziani sono il solo Popolo, appo cui io abbia veduta in uso una tale instituzione. Chiunque può dar pruove di aver esattamente osservate la Leggi del suo Paese per lo spazio di settanta e tre Lune, ha il diritto di certi Privilegj a misura della propia qualità, e del propio stato; e riceve una tal qual somma di danajo a proporzione. Resta egli altresì onorato col titolo di Snilpall; che disegna la fedeltà, con la quale ha egli osservate le Leggi; ma questo titolo alla posterità di lui non discende. Risguarda quella Nazione come un prodigioso difetto fra di noi, che l’osservanza delle Leggi, dalle sole punizioni, senza ricompensa di sorta, sia sostenuta. E per questa ragione nelle Corti di Giustizia di quell’Imperio, è dipinta con sei occhj dinanzi questa Divinità, con altrettanti al di dietro, e con uno per ciascun lato, per rappresentare la sua circonspezione: e con un sacco riempiuto d’oro nella sua destra mano; e nella sinistra una spada nel fodero, per dimostrare che ella più inclina a’premj, che a’gastighi.
Nella scelta che fan que’Popoli delle persone destinate a qualunque impiego, più badano alla virtù, che all’abilità; mercè che, poichè è necessario che fra gli uomini vi abbia un Governo; credon essi che una ordinaria misura d’intelligenza sia sufficente per supplirvi; e che non fu mai intenzione della Provvidenza, che l’amministrazione de’Pubblici affari fosse un enigma, il cui termine, essere non potesse indovinato che da un picciol numero di persone d’un genio superiore, che cadaun secolo, una, o due ne produce appena: ma suppongono che ogni uomo ha la potestà d’astenersi dalla menzogna, e di praticar gli obblighi, che gli sono perscritti. Or la pratica di questi obblighi, di con essi, fiancheggiata da un poco di esperienza, e da una somma dritta intenzione, renderà qualunque uomo capace di servire al proprio Paese, purché quel solo picciol numero d’impieghi se n’esenti, che dello studio ricercano. Ma, essi aggiungono, sì poco è vero che da talenti superiori possa essere supplito un difetto di virtù, che, pel contrario, non possono mai i grand’impieghi cader in mani più pericolose, quanto in quelle d’uno scellerato di abilità; perchè inclinato a far del male, possiede tutta l’autorità, e tutta la necessaria industria per rendere soddisfatto un prurito sì abbominevole.
An eglino un’altra assai riguardevole Legge; ed è questa, di non ammettere a runa Pubblica Carica coloro che ni egano una Provvidenza: imperocchè; se protestano i Principi d’essere della Provvidenza i soli Luogotenenti; i Lillipuziani dicono, che è una cosa la più assurda del mondo per un Principe, l’impiegar uomini che non confessano quell’autorità medesima, sotto cui egli opera.
In riferendo tutte queste Leggi, io non parlo che delle Instituzioni primitive; non potendosi, per altro negare, che da molti anni in qua estremamente quel Popolo degenerato non abbia. Per esempio; la costumanza infame d’elevarsi ad eminenti Cariche, e d’essere onorato co’più luminosi caratteri di distinzione, per essersi esercitato a ben danzare sopra la corda, a saltare al di sopra del bastone, e al guizzarvisi pel di sotto, non si era introdotta che dall’Avolo dell’Imperadore Regnante; e non era pervenuta al segno onde io la vidi, che per le fazioni che lo Stato laceravano, e che tutte a segnalarsi con la più vile delle destrezze, andavano in traccia.
E’fra loro l’ingratitudine un delitto capitale; provando essi con la Ragione, che ogni uomo, che mal corrisponde col suo Benefattore, deesi per necessità riputare come l’inimico del Genere umano in generale, onde questi ricevuta non ha veruna beneficenza, e che per conseguenza quegli è indegno di vivere.
Eccessivamente dalle nostre differiscono le lor cognizioni in proposito agli obblighi de’Genitori, e de’Figliuoli. Come la congiunzione del maschio con la femmina è fondata sopra una inclinazione stabilita dalla Natura per la propagazione di tutte le spezie, pretendono i Lillipuziani che l’Uomo e la Donna sien portati l’un verso l’altro, come il rimanente degli Animali, per motivi di concupiscenza, e che la tenerezza loro pe’propj figliuoli, abbia pur la sua origine da una Legge della Natura: per questa ragione son eglino persuasi, che un Figliuolo non è obbligato a veruna riconoscenza verso suo Padre, per averlo generato; nè verso la Madre per averlo messo al mondo: il che, avutasi riflessione alle miserie dell’umana vita, non è in se medesimo nè una beneficenza, nè conferito come tale da’Genitori, che allora a tutto altro pensavano. Somiglianti ragionamenti, ed alcuni altri della medesima spezie, egli anno determinati a non affidare a’Padri l’educazione de’loro Figliuoli, bensì a stabilire in cadauna Città pubblici Collegj, ove tutti i Genitori, eccettuatine i soli Borghigiani, e i Campajuoli, sono obbligati di mandare i propj Figli d’entrambi i sessi, immediate che toccano l’età di venti Lune; supponendosi che allora cominciano ad essere idonei all’instruzione. Cotali Scuole sono di differenti generi, secondo la differente qualità de’fanciulli. Sono incaricati molti abilissimi Professori di allevargli secondo la condizione de’loro Padri; ed eziandio secondo il propio lor genio, e le proprie loro inclinazioni. Dirò ora qualche cosa de’Collegj de’Giovani; e in progresso, di que’che alle Donzelle son destinati.
Di dotti Professori, e d’esperti Sotto-Maestri, son provveduti i Collegj de’Ciovani d’un illustre nascimento; e i vestiti, e la natritura di questi, son semplicissimi. Inculcansi loro de’principj d’onore, di giustizia, di coraggio, di modestia, di clemenza, di Religione, e d’amor per la Patria. Si tengono sempre occupati in qualche cosa; se si eccettua il tempo, da essi impiegato ne’loro pasti, e nel dormire; ed ancora è molto brieve questo tempo. Due ore per cadaun giorno son destinate pei loro passatempi, i quali in esercizj di corpo consistono. Per fino all’età di quattr’anni, altrui gli veste, ma poscia son tenuti a vestirsi essi medesimi, per quanto eminente possa essere il loro carattere. Non anno la permissione d’addomesticarsi con servidori; ma fra essi soli si trastullano, e sempre in presenza d’un Professore, o di qualche Sotto Maestro; il che gli tien guardati da quelle impressioni di sciocchezza, e di vanità, cui soggiacciono i nostri Figliuoli. Due sole volte all’anno ammettonsi i loro Padri a vedergli, e la visita non eccede lo spazio d’un ora. Si accorda loro uno scambievole abbracciamento nell’entrare, e nell’uscire; ma il Professore, che in simili occasioni non manca mai di sua presenza, non foffre che il Padre parli all’orecchio del figliuolo; che gli attesti una sciocca tenerezza, o il regali di confetti, od altre golosità. Se la pensione pel mantenimento, e per la nutritura di qualche ragazzo non è sufficientemente corrisposta, sonovi Imperiali Uffiziali che costringono al necessario esborso.