E in così dire egli seguì il suo padrone.

I due avversarii e i loro testimoni, preceduti dal conduttore, si recarono, passando da un vagone all’altro, alla coda del treno. L’ultimo vagone non era occupato che da una decina di viaggiatori. Il conduttore chiese loro se volevano compiacersi, per pochi istanti, di lasciar libero il passo ai due gentleman che avevano una questione d’onore da sbrigare.

Figurarsi! I viaggiatori erano troppo felici di poter essere gentili verso i due gentlemen, e si ritirarono sui passatoi.

Quel vagone, lungo una cinquantina di piedi, pareva fatto apposta per la circostanza. I due avversari potevano camminare un contro l’altro tra i sedili ed archibugiarsi a gusto loro. Non vi fu mai duello più facile da regolare. Il signor Fogg ed il colonnello Proctor, muniti ciascuno di due revolver a sei colpi, entrarono nel vagone. I due testimonii, rimasti al di fuori, ve li rinchiusero. Al primo fischio della locomotiva, essi dovevano cominciare il fuoco.... Indi, dopo un lasso di dieci minuti, si ritirerebbe dal vagone ciò che resterebbe dei due gentlemen.

Nulla di più semplice, in verità. Era anzi così semplice, che Fix e Gambalesta sentivano il loro cuore palpitare in modo da spezzarsi.

Si aspettava dunque il fischio convenuto, quando a un tratto si udirono grida selvagge; delle detonazioni le accompagnarono, ma non uscivano dal vagone riservato ai duellanti. Quelle detonazioni si prolungavano, per contrario, sino alla testa o su tutta la linea del treno. Grida di spavento si facevano udire dall’interno del convoglio.

Il colonnello Proctor ed il signor Fogg, coi revolver in pugno, uscirono tosto dal vagone e si precipitarono verso la testa del convoglio, ove rintronavano fragorosamente le detonazioni e i gridi.

Essi avevano compreso che il treno era assalito da una banda di Siù.

Questi arditi Indiani non facevano così le loro prime armi, chè già più d’una volta essi avevano fermato i convogli. Secondo le loro abitudini, senz’aspettare la fermata del treno, slanciandosi sui marciapiedi in numero di un centinaio, essi avevano dato la scalata ai vagoni, come fa un clown con un cavallo al galoppo.

Quei Siù erano muniti di fucili. Da qui le detonazioni, alle quali i viaggiatori, quasi tutti armati, rispondevano con colpi di revolver. A tutta prima, gli Indiani si erano precipitati sulla macchina. Il macchinista e il fuochista erano stati mezzo accoppati a colpi di mazza. Un capo Siù, volendo fermare il treno, ma non sapendo manovrare il manubrio del regolatore, aveva aperto largamente l’introduzione del vapore invece di chiuderla, e la locomotiva, mossa a furia, correva con una celerità spaventevole.