— A piedi? domandò il signor Fogg.
— No, in slitta, rispose Fix, in slitta a vela. Un tale mi ha proposto questo mezzo di trasporto.„
Era l’uomo che aveva parlato all’ispettore di polizia durante la notte, e di cui Fix aveva rifiutato l’offerta.
Phileas Fogg non rispose a Fix, ma, avendogli Fix mostrato l’uomo in discorso che passeggiava dinanzi alla stazione, il gentleman mosse verso di lui. Da lì ad un istante, Phileas Fogg e quell’Americano, chiamato Mudge, entravano in una capanna costruita ai piedi del forte Kearney.
Ivi il signor Fogg esaminò un certo singolare veicolo, specie d’impannata, fissata sopra due lunghe travi, un po’ rialzate sul dinanzi come le suole di una slitta, e sulla quale cinque o sei persone potevano pigliar posto. Al terzo dell’impannata, a prora, si rizzava un albero altissimo, sul quale s’infioriva un’immensa randa. Questo albero, solidamente sostenuto da sartie metalliche, tendeva uno straglio di ferro che serviva da ghindare un fiocco di grande dimensione. A poppa, una specie di timone permetteva di dirigere il congegno.
Era, come si vede, una slitta attrezzata a sloop. Durante l’inverno, sulla pianura gelata, quando i treni sono fermati dalle nevi, questi veicoli fanno dei tragitti sommamente rapidi da una stazione all’altra. Essi sono per altro prodigiosamente invelati, — ancor più di quanto può esserlo un cutter di corsa esposto a capovolgersi, — e, vento a poppa, sdrucciolano alla superficie delle praterie, con una rapidità uguale, se non superiore, a quella dei treni diretti.
In pochi minuti un contratto fu stipulato tra il signor Fogg e il padrone di quell’imbarcazione di terra. Il vento era buono e soffiava dall’ovest in gagliarda brezza. La neve si era indurita, e Mudge si vantava di condurre il signor Fogg in poche ore alla stazione d’Omaha. Colà sono frequenti i treni e numerose le vie che conducono a Chicago e a Nuova York. Non era impossibile che il ritardo fosse riguadagnato. Non c’era dunque da esitare. Bisognava tentare l’avventura.
Il signor Fogg, non volendo esporre mistress Auda alle torture di un tragitto all’aria aperta, con quel freddo reso ancor più insopportabile dalla celerità, le propose di rimanere sotto la custodia di Gambalesta alla stazione di Kearney. L’onesto giovane sarebbe incaricato di ricondurla in Europa per una strada migliore ed in condizioni più accettabili.
Mistress Auda rifiatò di separarsi dal signor Fogg, e Gambalesta si sentì felicissimo di questa determinazione. Infatti, per nulla al mondo egli avrebbe voluto lasciare il suo padrone, dacchè Fix doveva accompagnarlo.
Se poi si volesse sapere ciò che pensasse allora l’ispettore di polizia, sarebbe difficile il dirlo. La sua convinzione era alla scossa dal ritorno di Phileas Fogg, e lo riputava egli un mariuolo di primissima forza, che, compiuto il giro del mondo, doveva credere che sarebbe affatto sicuro in Inghilterra? Forse l’opinione di Fix rispetto a Phileas Fogg era infatti modificata; ma egli era sempre deciso a fare il suo dovere, e il più impaziente di tutti a sollecitare il ritorno in Inghilterra.