Da lì a pochi istanti, il camino dell’Henrietta vomitava torrenti di forno.

Il bastimento continuò dunque a camminare a tutto vapore; ma appunto come lo aveva annunziato, due giorni dopo, il 18, il macchinista fece sapere che il carbone mancherebbe nella giornata.

“Non si lascino smorire i fuochi, rispose il signor Fogg. Al contrario si carichino le valvole.„

Quel giorno, verso mezzodì, dopo d’aver preso altezza e calcolato la posizione della nave, Phileas Fogg chiamò a sè Gambalesta, e gli diede l’ordine d’andare a cercare il capitano Speedy. Era come se avessero comandato a quel buon figliuolo d’andare a scatenare un tigre. Egli scese nel cassero, dicendo fra sè:

“È certo che sarà arrabbiato!„

Infatti, da lì a pochi minuti, in mezzo a gridi e bestemmie, una bomba giungeva sul cassero. Questa bomba era il capitano Speedy. Era evidente che stava per iscoppiare.

“Dove siamo?„ tali furono le prime parole ch’egli pronunciò in mezzo alle soffocazioni dell’ira, e certamente, per poco che il degno uomo fosse stato apoplettico, se ne sarebbe risentito per tutta la vita.

“Dove siamo? ripetè col sangue agli occhi.

— A settecentosettanta miglia da Liverpool, rispose il signor Fogg con una calma imperturbabile.

— Pirata! esclamò Andrew Speedy.