“21 dicembre, sabato. Liverpool,„ egli aggiunse:

“80º giorno, ore 11 e 40 min. ant.,„ ed aspettò.

Un’ora suonò all’orologio di Custom House. Il signor Fogg verificò che il suo orologio avanzava di due minuti su quell’orologio.

Le due! Ammettendo che salisse in quel momento in un treno espresso, egli poteva ancora giungere a Londra ed al Reform-Club prima delle otto e quarantacinque della sera. La sua fronte si corrugò lievemente....

Alle due e tredici minuti un romore risuonò al difuori, uno strepito di porte che s’aprivano. Si udiva la voce di Gambalesta, si udiva la voce di Fix.

Lo sguardo di Phileas Fogg brillò un istante.

La porta del posto si aprì, ed egli vide mistress Auda, Gambalesta, Fix che gli si precipitarono incontro.

Fix era trafelato, i capelli in iscompiglio... non poteva parlare.

— Signore, balbettò, signore... perdonatemi... una rassomiglianza deplorabile.... Ladro arrestato da tre giorni... voi libero!

Phileas Fogg era libero! Egli andò incontro al detective. Lo guardò bene in faccia, e, facendo il solo movimento rapido che avesse fatto e dovesse mai fare in vita sua, egli trasse indietro le due braccia, e con la precisione di un automa, percosse coi suoi due pugni l’infelice ispettore.