— Quattr’ore. Il tempo occorrente ad imbarcare il suo carbone. Da Suez ad Aden, all’estremità del Mar Rosso, si contano milletrecentodieci miglia, e bisogna far provvista di combustibile.
— E da Suez, questo piroscafo va direttamente a Bombay?
— Direttamente, senza interruzione alcuna.
— Ebbene, disse Fix, se il ladro ha preso questa strada e questo battello, dev’essere nel suo piano di sbarcare a Suez, affine di portarsi per altra via nei possedimenti olandesi o francesi dell’Asia. Egli deve ben sapere che non sarebbe al sicuro nell’India che è terra Inglese.
— Eccetto che non sia un uomo di prima forza rispose il console. Voi lo sapete, un delinquente inglese è sempre meglio nascosto a Londra di quel che potrebb’essere all’estero.„
Fatta questa riflessione, che diè molto da pensare all’agente, il console tornò ne’ suoi uffici posti a poca distanza. Fix rimase solo, colto da un’impazienza nervosa, col bizzarro presentimento che il suo ladro dovesse trovarsi a bordo del Mongolia, — e in verità se quel furfante aveva lasciato l’Inghilterra coll’intenzione di portarsi al Nuovo Mondo, la via delle Indie, meno sorvegliata o più difficile a sorvegliare di quella dell’Atlantico, doveva aver ottenuto la sua preferenza.
Fix non istette un pezzo immerso nelle sue riflessioni. Acuti fischi annunziarono l’arrivo del piroscafo. Tutta l’orda di facchini e di fellah si precipitò allora verso il molo di sbarco, in un tumulto un po’ inquietante per le membra e gli abiti dei passaggeri.
In breve si scorge il gigantesco scafo del Mongolia, che passava tra le rive del canale, e undici ore suonavano allorchè lo steamer andò ad ancorarsi in rada mentre il suo vapore si sprigionava con grande strepito dai tubi di sfogo.
I passaggieri erano in buon numero a bordo. Taluni rimasero sul falso ponte a contemplare il panorama pittoresco della città: ma i più sbarcarono nei cannotti che erano andati ad accostare il Mongolia.
Fix esaminava scrupolosamente tutti quelli che mettevano piede a terra.