In quel momento, uno di essi gli si accostò, dopo di aver vigorosamente respinto i fellah che l’assalivano con le loro offerte di servizio, e gli chiese con tutta cortesia se poteva indicargli gli uffici dell’agente consolare inglese. E in pari tempo quel passeggiero presentava un passaporto, sul quale bramava senza dubbio far apporre il visto britannico.
Fix, istintivamente, prese il passaporto, e con rapida occhiata ne lesse i connotati.
Un movimento involontario stette per isfuggirgli. Il foglio tremò nella sua mano; i connotati registrati nel passaporto erano identici a quelli ch’egli aveva ricevuti dal direttore della polizia metropolitana.
“Questo passaporto è vostro? diss’egli al passaggiero.
— No, rispose questi, è il passaporto del mio padrone.
— E il vostro padrone?
— È a bordo.
— Ma, replicò l’agente, è d’uopo ch’ei si presenti in persona agli uffici del console, a fine di stabilire la sua identità.
— Come, è proprio necessario?
— Indispensabile.