La caduta del ministero della coalizione, l’apparizione del ministero dei commessi, ha anche un altro significato. Il suo ministro delle finanze si chiamava Fould. Fould ministro delle finanze vuol dire l’ufficiale abbandono della ricchezza nazionale francese nelle mani della Borsa, vuol dire la gestione del patrimonio dello Stato per mezzo della Borsa e nell’interesse della Borsa. Colla nomina di Fould, l’aristocrazia finanziaria annunciava nel Moniteur la propria ristorazione. Tale ristorazione era il complemento necessario delle restanti ristorazioni, che formano altrettanti anelli nella catena della repubblica costituzionale.

Luigi Filippo non erasi mai arrischiato a fare ministro delle finanze un vero loup-cervier, un lupo di Borsa. Come la sua monarchia era stato il nome ideale del dominio dell’alta borghesia, così gli interessi privilegiati dovevano, nei suoi ministeri, portare nomi ideologicamente disinteressati. Fu la repubblica borghese, che sospinse dovunque in prima linea ciò che le diverse monarchie, la legittimista come l’orleanista, avevano tenuto nascosto nello sfondo. Essa tirò giù in questo mondo ciò che quelle avevano messo in cielo. Al posto dei nomi dei santi, essa pose i nomi propri borghesi degli interessi dominanti di classe.

In tutta la nostra esposizione è mostrato come la repubblica, a partire dal primo giorno della sua esistenza, nonchè minare, consolidasse l’aristocrazia finanziaria. Ma le concessioni, che si facevano a quest’ultima, erano un destino, a cui si doveva piegare, senza il proposito di portarlo a compimento. Con Fould l’iniziativa del governo tornò a cadere nelle mani dell’aristocrazia finanziaria.

Si chiederà come la borghesia coalizzata potesse sopportare e tollerare il dominio della finanza, che sotto Luigi Filippo riposava sull’esclusione o la subordinazione delle restanti frazioni borghesi.

La risposta è semplice.

Anzitutto l’aristocrazia finanziaria stessa forma una parte notevolmente preponderante della coalizione realista, il cui potere governativo collettivo chiamasi repubblica. Non sono forse i capi e le capacità degli orleanisti gli antichi alleati e complici dell’aristocrazia finanziaria? Ed essa medesima non è forse l’aurea falange dell’orleanismo? Per ciò che concerne i legittimisti, già sotto Luigi Filippo questi avevano preso parte attiva a tutte le orgie delle speculazioni delle Borse, delle miniere e delle ferrovie. Sovratutto l’unione della grande proprietà fondiaria coll’alta finanza è un fatto normale. N’è prova l’Inghilterra, n’è prova persino l’Austria.

In un paese come la Francia, dove l’entità della produzione nazionale sta in misura proporzionale enormemente più bassa dell’entità del debito nazionale, dove la rendita dello Stato costituisce l’oggetto più ragguardevole della speculazione e la Borsa il mercato principale per l’impiego del capitale, che voglia acquistar valore in modo improduttivo, in un paese siffatto è mestieri che un’innumerevole massa di gente di tutte le classi borghesi o semiborghesi partecipi al debito dello Stato, al gioco di Borsa, alla finanza. Tutti questi partecipanti subalterni non trovano essi i naturali appoggi e le proprie guide nella frazione, che difende quest’interesse nei suoi contorni più colossali, in lungo ed in largo?

La devoluzione del patrimonio dello Stato all’alta finanza da che è cagionato? Dall’indebitamento dello Stato, che cresce in permanenza. E l’indebitamento dello Stato? Dalla permanente eccedenza delle sue spese sovra le sue entrate, sproporzione ch’è, nello stesso tempo, la causa e l’effetto del sistema dei prestiti di Stato.

Per ovviare a tale indebitamento, lo Stato ha due vie. O deve limitare le proprie spese, cioè semplificare l’organismo governativo, scemarlo, possibilmente governare meno, possibilmente impiegare poco personale, possibilmente mettersi poco in rapporto colla società borghese. Questa via era impossibile pel partito dell’ordine, i cui mezzi di repressione, il cui immischiarsi ufficialmente nello Stato, la cui onnipresenza col mezzo di organi dello Stato, dovevano prender piede a misura che da maggior numero di punti partivano le minaccie al suo dominio ed alle condizioni di vita della sua classe. Non si può diminuire la gendarmeria in egual proporzione dell’aumentare degli attacchi alle persone ed alle proprietà.

Ovvero lo Stato deve cercare di abbandonare i debiti ed apportare un momentaneo, ma transitorio equilibrio nel bilancio, caricando imposte straordinarie sulle spalle delle classi più ricche. Doveva il partito dell’ordine, a fine di sottrarre la ricchezza nazionale allo sfruttamento della Borsa, immolare la propria ricchezza sull’altare della patria? Pas si bête!