[XVI.]

Allora e in quello tempo avvenne a Roma uno maraviglioso segno e per tutta la contrada, sicchè i Romani ne furono sì sbigottiti, che non sapevano che si fare di loro medesimi, imperò che 'l sole scurossi a tutto e menovò sì che quello che se ne vedeva, non era quanto una stella delle più picciole, e quelli d'Arpos viddero nel cielo scudi veramente, per quello che lo' paresse, sì ordinati, come se dovessero combattare, e sì viddero venire a battaglia il sole e la luna l'uno contra l'altro, e l'uno percuotare l'altro, e quelli di Campagna viddero due lune insieme nel cielo, e in Sardegna viddero due scudi che gocciolavano sangue, e molti altri viddero cadere da cielo gocciole di sangue.


[XVII.]

Queste novelle ch'io v'ô qui dette, spaventaro molto li Romani, che credevano che ciò fusse segno della distruzione di Roma per lo re Anibal, che molto avea perduta della sua gente per la smisurata freddura, siccome voi avete udito; ma perciò non lassò niente Anibal, che elli assembrò tutta sua gente quanta ne potè avere e concogliare[26], e sì si posaro e presero agio e scaldaronsi, come coloro che grande bisogno n'avevano; e quando furo posati e invigoriti, ed ebbero passato quello grande disagio e quello grande dolore ch'eglino avevano auto dinanzi, lo re Anibal li fece muovare d'inde, e sì se n'andò in quella parte di Italia, ove Saramma[27] corre, il quale traboccava ed era uscito del suo letto per le gran piove del forte verno ch'era stato, e per le grandi nievi delle montagne, che giù erano discese. E sappiate che lo re Anibal si misse per queste vie, perciò che li senatori di Roma avevano mandato lo consolo Flammineo con molta buona cavallaria per combattare con lui, e sì era già tanto andato questo consolo, che s'era attendato sopra al lago Trasimeno con sua cavallaria.


[XVIII.]

Lo re Anibal, che molto era sottile e malizioso e savio di guerra, si misse per le campagne, ove l'acque erano state, ch'erano ristate e tornate addietro, ma innanzi che n'escisse, ricevette molto grande dannaggio di sua gente e di sue bestie, chè l'acque ch'escivano de' fiumi e de' paludi e delle valli grandi, li molestavano sì duramente, che non sapevano che si fare e dove andare o tornare. Allora là venne molto gran dannaggio e mala ventura, che si imbattero ne' paludi, che la riviera aveva ripieni, e sopra tutto ciò gli assalse la freddura, e perdeano spesso l'uno l'altro, che per la nebbia non si potevano vedere, e per ciò perde molta di sua gente lo re Anibal, e ciò non fu niente maraviglia, tanto dolore avevano e tanta mala ventura, ed elli medesimo appena scampò vivo in sur uno olifante, che gli era rimasto di tutti quegli ch'egli aveva menati con lui di lontane contrade.