Allora avvenne nell'anno DXLI, che Roma era stata primamente fondata, ch'e senatori e consoli e tutti li altri uomini di Roma erano tutti sbigottiti delle gran perdite e de' grandi dolori, ch'egli avevano riceuti, e dello re Anibal, che sì l'incalciava e sì li distruggeva per sua buona cavallaria, ch'elli aveva menata con lui, la quale e Romani dottavano molto duramente. Allora s'assembrare li savi uomini e possenti di Roma, per conseglio prendare e domandare che potessero fare sopra lo re Anibal, il quale non intendeva se none a prendare e distruggiare Roma, e per queste cose vendicare fu eletto Emilio Publio; e bene sappiate che questo consolo era molto buono cavaliere e valente e ardito, e sì era nato di grande lignaggio. Costui fu mandato contra lo re Anibal, che molto aveva fatto grande danno a' Romani, e perciò andò questo consolo contra lui con grande gente per lui sconfiggiare se potesse; ogiomai appresso costui non averebbero conforto nè speranza di lui vinciare, che tanti ve n'avevano mandati, che poco era rilevato, che ciò era maraviglia, e perciò erano li Romani sbigottiti e smagati.


[XXIII.]

Allora e in quella battaglia andaro li senatori e consoli e li alti uomini di Roma, ch'erano chiamati pretori, e molta gente appiè e a cavallo in sì gran quantità, che ciò era una maraviglia; e sappiate certamente che questa fu la più gran parte della forza di Roma. Così come voi udite, si mossero li Romani con grande apparecchio e con molta grande forza per andare contra lo re Anibal, che molto era altresì bene apparecchiato dall'altra parte con sì gran gente appiè e a cavallo, che ciò era una maraviglia. Emilio, a cui li Romani erano ubidienti, cavalcò tanto per sue giornate elli e Romani appiè e a cavallo, che vennero in Puglia e albergano dinanzi alla città di Cannes presso d'una foresta in una bella prataria sopra una riviera, che corriva verso il mare bella e chiara, e là si riposaro li Romani, perciò che viddero il luogo bello e chiaro e netto, e la prataria grande e bella, e loro cavalli si riposaro altresì, e sì apparecchiaro loro armi, e ciò che apparecchiare si debba a battaglia. E sappiate ch'e Romani erano sicuri d'avere una grande battaglia, imperò che lo re Anibal l'era assai presso, il quale non finò e non cessò di venire contra loro con tutta sua gente; e sappiate che sì tosto come li Romani e li Affricani si viddero, elli si armaro tantosto sanza indugiare, ed assembraro allora per tale forza, che pareva certamente che 'l cielo s'inabissasse sotto loro piei; e sappiate che là non aveva mestiere nullo giuoco nè nulla gabbarìa, chè non v'era sì ardito che non fusse in gran dottanza e in gran paura di non per dare la vita. E bene sappiate che cuore codardo non v'aveva mestiere, che vedevano bene che lo' conveniva passare per mezzo de' ferri, chè la cosa era così divisata per l'una parte e per l'altra, imperò che diliberato avieno l'una parte e l'altra o d'essare tutti morti o presi, od egli averebbero sopra di loro nemici la vittoria; e quando le schiere furono tutte venute insieme, bene potete certamente credare, che molti vi cadevano, che poi non si rilevavano, imperò che morivano. Là furo teste e braccia tagliate, e sì v'ebbe assai cavalieri pro' e arditi feriti, che non ne scamparo di quello dì; onde fu molto grande dannaggio e molta grande tribulazione; e sappiate che mai dinanzi a Troia non fu sì grande battaglia nè sì crudele, come fu quella.


[XXIV.]

Della battaglia che fu in Puglia collo re Anibal, la quale io vi conto, vi dico io ch'ella non fu tosto finita, imperò ch'e Romani volevano prima morire ch'essare venti o cacciati del campo, e le genti dello re Anibal, che molto erano usati d'avere vittoria sopra loro nemici, non volevano perdare uno piè di loro terreno per paura di loro nemici; e per questo grande orgoglio, ch'era nell'una parte e nell'altra, e per lo grande ardimento che avevano, che mostravano che avessero maggiore voglia di morire che di vivare, e così durò la battaglia tre dì interi, e sì vi furo morti vinti miglia uomini o più, che non vi sarebbero morti, se la battaglia fusse per alcuna delle parti lassata. Ma sappiate che ciò non poteva essare, anzi incresceva molto a tali che v'aveva, che la notte veniva sì tosto, che li faceva dipartire e ritrarre addietro, e tali v'aveva che disideravano la morte, per ciò che lassi erano e duramente difendevano loro riposo; e sappiate ch'ello durava poco, come infine alla mattina e all'ora erano montati li buoni cavalieri a cavallo e armati, e li buoni pedoni apparecchiati, che loro schiere ordinavano per assembrare alle mortali battaglie.


[XXV.]

Infra la gente dello re Anibal e li Romani che là erano, era la battaglia sì intrapresa, che tutti erano alla battaglia per avere vittoria tale, come ciascuno aspettava d'avere; e sappiate che di quella battaglia avvenne peggio a' Romani che mai avvenisse in nulla battaglia, e sappiate bene che gran dolore e gran gravezza averebbe altri di contiare e di dire sì fatta perdita, come e Romani fecero, se fussero stati Cristiani, ed avessero adorato il nostro Signore Iddio, imperò che in questa battaglia che io v'ô detta, vi fu morto lo consolo Emilio e vinti altri tra consoli e pretori di Roma, e quali menavano e conducevano Roma, e anco vi furo morti trenta senatori, onde la città di Roma fu duramente sconsigliata, e fuvi morti bene cento dieci altri uomini nobili e di grande lignaggio, e tre milia cavalieri e bene quaranta migliaia di pedoni tutti provati e pieni d'ardimento e di gran prodezza[28]; e sappiate bene certamente, che innanzi che quelli che io v'ô detti, morissero o fussero presi, n'uccisero molti di loro nemici e molto duramente li menovaro, e allora fu la forza dello re Anibal molto menovata.