[XXXV.]
Sì tosto come ciò fu divisato e detto, ellino assembrarono allora tutta loro gente e loro forza e loro potere, e tutti coloro che arme potevano portare, furo tutti ragunati in Campidoglio, ed allora furo pregati che arditamente e vigorosamente combattessero, siccome per loro difendare e loro donne e loro figliuogli, ch'e loro nemici desideravano di menare in loro contrada per fare loro volontà. A queste parole furo le schiere ordinate, e le nobili donne e le pulzelle saliro su per le mura della città, tutte spogliate di loro migliori robbe, per la città difendare, se loro gente fusse sconfitta. Intanto furo li Romani usciti della città, e nullo pensiero avevano, se non o essare tutti morti o tutti presi innanzi che tornare per forza dentro alla città. Quando lo re Anibal vidde che li Romani erano usciti tutti fuore di Roma contra di lui nella campagna, e tutti ordinare e apparecchiare per combattare, elli si pensò bene ch'ellino non volevano tornare addietro, che loro si vendicarebbero del duolo e del dannaggio ch'elli l'aveva fatto; e perciò comandò che sue genti fussero bene ordinate e schierate per combattare, e pensò che se potesse tanto fare, che si mettesse tra loro e la città, giammai uno solo non avarebbe potere di ritornarvi nella città; e tantosto furo d'una parte e dell'altra le schiere ordinate assai tostamente, ma sì tosto come quelli da cavallo si volevano muovare per combattare, e quelli da piei s'erano già tanto appressimati, che già gli archi tiravano per trarre l'uno all'altro; e intanto venne una sì gran piova ed uno sì gran vento mescolato con gragniuola, e dè lo' adosso per sì fatto modo, che mai sì grande piova e grandine non avevano veduta, e ciò fu una delle maggiori maraviglie, che altri udisse mai parlare.
[XXXVI.]
Quella piova fu sì grande, che appena potevano vedere l'uno l'altro, e non si potevano cognosciare l'uno l'altro, e non si potevano tenere ritti, nè tenere suo scudo nè sue armi, sì duramente l'oppressava la piova, che li mollava[34] troppo forte. Per questa avventura tutti li cavalieri ch'erano armati, e tutti e pedoni e cavalli poco si falliva che non venivano meno del tutto, e sì non sapevano partire loro schiere, che assembrare dovevano; e medesimamente quelli della città appena tornarono dentro, e quelli del campo tornarono a' loro padiglioni, e così rimase la battaglia il dì per la piova che fu così smisurata; ma la mattina sì tosto come apparve il giorno, e 'l sole rendea suoi raggi sopra la terra, s'apparecchiaro nell'oste per combattare, e dall'altra parte quelli della città s'apparecchiavano di loro armi, e sì le fecero rischiarare, che erano tutte scure per lo forte tempo che avevano auto, imperò che le volevano belle e chiare mostrare a' loro nemici, e dall'altra parte volevano tosto andare alla mortal battaglia; e sì tosto come furo nella campagna tutti assembrati e apparecchiati per ferire l'uno l'altro, ed eccoti siccome lo dì dinanzi una sì gran tempesta e più forte assai che quella dinanzi, e con sì grande tempesta lo' venne adosso, sicchè era una maraviglia, sicchè lo' tolse l'ardimento e 'l coraggio, che l'uno avea di tollare la vita a l'altro. E così come avevano fatto l'altro dì, sì si tornarono addietro a' loro alberghi; e per così maravigliose venture sì si trasse lo re Anibal addietro nella campagna, che li fu veramente avviso alle disavventure che aveva aute, che lui li sottomettarebbe e signoreggiarebbe, e farebbe di loro e di tutta la contrada tutta sua volontà, fuore solamente della città di Roma; e di ciò era bene sicuro, per ciò che sapeva bene che ella era di troppo grande forza.
[XXXVII.]
Ora sguardate come ciò può essare, che Roma non fusse presa a quella fiata, e ciò non fu per la forza ch'e Romani avevano, anco fu per la volontà del nostro Signore Jesù Cristo, da cui ebbero buono aiuto e buono soccorso; e sappiate che per la loro forza non fu niente, imperò che s'eglino avessero auta altrettanta gente, quanta eglino avevano, non avarebbero potuto contra lo re Anibal nè forza nè vertù, tanto avea lo re Anibal gran gente e forte, e insieme con tutto ciò erano pieni di sì grande ardimento e di sì grande prodezza, ed erano sì duri per male sofferire, che ciò era una grande maraviglia. Or sappiate dunque, e di ciò non siate in dottanza, che ciò fu per volontà del nostro Signore Iddio, che Roma fu a quella fiata difesa, imperò che non volse per sua pietà e misericordia che allora la città fusse distrutta del tutto, la quale avea eletta ad essare donna e capo del mondo e di tutta Cristianità, avvenga ch'allora fusse maestra degl'idoli e della legge pagana; e ciò possono bene sapere quegli, che la grande potenzia di Dio ânno cognosciuta, e perciò fu Roma difesa, ch'ella non fu presa dallo re Anibal, ch'aveva la forza grande, e Dio la difese in tale maniera, come voi avete udito, che lo' mandò le gran piove da cielo.